Svizzera Regolazione bancaria
Capitale UBS: Consiglio degli Stati vota mercoledì, Governo e banca distanti
Il Consiglio degli Stati decide mercoledì sulle nuove regole patrimoniali per UBS, dopo che la ministra delle Finanze Karin Keller-Sutter e il CEO Sergio Ermotti hanno ribadito posizioni opposte al Finance Forum di Zurigo.

Il Consiglio degli Stati si pronuncia mercoledì sulla cosiddetta "Lex UBS", il nuovo quadro normativo pensato per rafforzare le banche di rilevanza sistemica dopo il crollo di Credit Suisse e la sua acquisizione da parte di UBS nel 2023. Il nodo principale riguarda il capitale proprio che l'istituto dovrà accantonare per coprire le partecipazioni e le attività detenute all'estero.
Sul tema si confrontano da tempo due posizioni: quella del Consiglio federale, difesa dalla ministra delle Finanze Karin Keller-Sutter, e quella di UBS, sostenuta dal CEO Sergio Ermotti. Martedì i due sono intervenuti separatamente al Finance Forum di Zurigo, senza un confronto diretto.
Ermotti ha difeso le ripetute prese di posizione della banca nel dibattito politico e si è opposto all'inasprimento delle norme patrimoniali proposto dal Governo. "Vogliamo semplicemente trovare una soluzione che sia positiva per la Svizzera, ma anche per UBS", ha detto, aggiungendo di ritenere ancora possibile un esito soddisfacente per tutte le parti. Ha criticato la lunghezza del dibattito e i toni sempre più emotivi che lo hanno accompagnato, definendolo un caso inedito per la Svizzera. Il CEO ha detto di sentirsi responsabile verso i dipendenti del gruppo nel mondo, in particolare le circa 30mila persone impiegate in Svizzera, oltre che verso clienti e azionisti. Ha invitato la banca a chiarire con precisione la propria posizione, ricordando che dichiarazioni non veritiere su capitalizzazione e conseguenze delle nuove regole comporterebbero responsabilità legali, e che negli ultimi due anni le autorità di vigilanza non hanno mai contestato all'istituto affermazioni di questo tipo.
Keller-Sutter, da parte sua, ha confermato che il Governo non cambia linea. La ministra ha riferito di essersi consultata di nuovo con la Banca nazionale svizzera, che resta favorevole a requisiti più severi. "Non sappiamo ancora esattamente come andrà a finire", ha detto, aggiungendo di avere fiducia nel Parlamento. Dopo il voto di mercoledì il dossier passerà al Consiglio nazionale, e non è escluso un referendum a fine percorso.
Chi paga in caso di crisi
Per Keller-Sutter la questione non è tra destra e sinistra, ma riguarda chi si assume il rischio in caso di crisi: l'azionista o il contribuente. Tutte le banche di rilevanza sistemica, comprese quelle estere, godono secondo la ministra di una garanzia statale implicita, perché lo Stato non potrebbe restare a guardare un fallimento senza danneggiare l'intera economia.
Il nodo resta la copertura delle partecipazioni estere di UBS. Il Consiglio federale propone una copertura integrale con capitale CET1, la forma di capitale bancario di qualità più elevata, per un costo stimato di circa 20 miliardi di dollari. La Commissione dell'economia e dei tributi degli Stati ha invece elaborato una via mediana: metà CET1 e metà obbligazioni AT1, strumenti che possono essere azzerati in caso di grave difficoltà, come avvenuto nel salvataggio di Credit Suisse.
Alcune delle principali organizzazioni economiche svizzere hanno chiesto al Parlamento di evitare una regolamentazione eccessiva. Secondo queste associazioni, regole troppo severe rischiano di tradursi in maggiori costi di finanziamento e in minore credito disponibile per le imprese, soprattutto per le piccole e medie aziende. Resta da capire se il Parlamento troverà un punto di equilibrio tra la solidità patrimoniale richiesta dalla banca centrale e il rischio di appesantire i costi per l'economia reale, senza intaccare la competitività della piazza finanziaria.
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