Svizzera Lavoro aeroportuale
Swissport, sindacati: trattative fallite, rischio sciopero
Le trattative per il nuovo contratto del personale di terra di Swissport a Zurigo sono fallite. I sindacati, che chiedono aumenti salariali fino al 7%, non escludono lo sciopero già a gennaio 2027.

Le trattative per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro del personale di terra di Swissport a Zurigo sono fallite. Lo denunciano i sindacati, che non escludono di ricorrere allo sciopero se le loro richieste non saranno accolte.
Il contratto riguarda circa 2'000 dipendenti e scade a fine anno. Era stato rinnovato l'ultima volta nel 2022, in piena pandemia di coronavirus. In quell'occasione, secondo i sindacati, il personale aveva dovuto accettare numerose concessioni.
Aumenti salariali fino al 7%
Oggi i sindacati chiedono condizioni di lavoro migliori e aumenti salariali fino al 7%. La richiesta arriva dopo gli anni in cui il personale ha accettato di rinunciare a parte delle proprie tutele per sostenere l'azienda durante la pandemia.
I sindacati dicono di restare disponibili a riprendere il dialogo con l'azienda. Allo stesso tempo non escludono di passare alle vie di fatto: uno sciopero potrebbe essere convocato già a gennaio del 2027, se le trattative non riprenderanno su basi diverse. Non è la prima volta che il personale di Swissport si mobilita: quattro anni fa si erano già svolte azioni di protesta.
La vertenza riguarda il personale di terra, che garantisce le operazioni necessarie al funzionamento degli aeroporti. Un eventuale sciopero avrebbe quindi ripercussioni dirette sui passeggeri e sulle compagnie aeree che si affidano a Swissport per i propri scali. Si tratta di lavoratori le cui condizioni contrattuali sono meno visibili di quelle del personale di volo, ma il cui ruolo resta centrale per la regolarità dei voli.
Resta da capire se l'azienda sarà disposta a rivedere la propria posizione prima della scadenza del contratto, a fine anno, e quali margini restino per evitare un nuovo scontro dopo quello già vissuto durante la pandemia. La vicenda pone anche la domanda di quanto peseranno, nella trattativa, le richieste di chi ha già accettato sacrifici in passato rispetto alle esigenze dell'azienda.
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