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Tre consiglieri di Stato UDC in corsa per il Consiglio federale

Tra gli otto candidati dell'UDC alla successione di Guy Parmelin ci sono tre consiglieri di Stato. Il politologo Adrian Vatter analizza se l'esperienza negli esecutivi cantonali sia un vantaggio per arrivare in Consiglio federale.

di Redazione 2 novembre 2026 2 min di lettura

L'Unione Democratica di Centro (UDC) ha reso nota da una decina di giorni la lista degli otto candidati alla successione di Guy Parmelin in Consiglio federale: sette uomini e una donna. Tre di loro sono consiglieri di Stato: il vallesano Franz Ruppen, responsabile del Dipartimento del Territorio, l'argoviese Jean-Pierre Gallati, direttore della Sanità, e il bernese Pierre Alain Schnegg, anch'egli responsabile della sanità nel suo cantone.

La presenza di tre candidati con un mandato cantonale pone una domanda: l'esperienza negli esecutivi dei cantoni è un vantaggio o uno svantaggio per arrivare a Palazzo federale?

Secondo il politologo Adrian Vatter, dell'Università di Berna, l'esperienza cantonale è una qualifica da considerare. Due elementi contano in particolare: la capacità di dirigere un dipartimento con uffici diversi e centinaia di dipendenti, e la capacità di inserirsi in un governo collegiale, accettando anche compromessi.

Esempi rari nella storia

La storia svizzera conosce alcuni casi di consiglieri di Stato eletti in Consiglio federale. Nel 1999 era stata eletta Ruth Metzler, responsabile delle finanze del canton Appenzello, allora per il PPD. Nel 2002 era arrivata la ginevrina Micheline Calmy-Rey, socialista. Nel 2007 l'Assemblea federale aveva eletto, contro la volontà del suo stesso partito, l'UDC, la grigionese Eveline Widmer-Schlumpf. Più di recente sono stati eletti Beat Jans, di Basilea, e Martin Pfister, di Zugo.

Si tratta però di casi eccezionali. Dei 125 membri del governo federale eletti dal 1848, 68 provenivano dal Consiglio nazionale, 40 dal Consiglio degli Stati e solo 13 da esecutivi cantonali. Vatter spiega che i partiti preferiscono di norma candidare parlamentari già attivi a Berna, perché sono conosciuti dai membri dell'Assemblea federale, l'organo che elegge il governo. Le relazioni personali costruite in Parlamento restano quindi un vantaggio importante rispetto a chi lavora nei cantoni.

Per i tre candidati consiglieri di Stato, le prospettive non sono uguali. Secondo Vatter, al momento le probabilità maggiori sono quelle di Pierre Alain Schnegg, che oltre a essere consigliere di Stato è anche romando, un altro criterio rilevante. I suoi 63 anni, aggiunge il politologo, non sono necessariamente uno svantaggio, perché significherebbero un mandato non troppo lungo. Resta quindi possibile che uno dei tre riesca a conquistare un seggio al governo federale.

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