Svizzera Accordi bilaterali
Travailsuisse: senza tutela salariale il pacchetto con l'Ue va respinto
La commissione dell'economia degli Stati ha bocciato alcune misure di accompagnamento. Il sindacato annuncia che il no in votazione resta un'opzione.
Il presidente di Travailsuisse Adrian Wüthrich ha dichiarato che il rifiuto del pacchetto di accordi con l'Unione europea resta un'opzione se le quattordici misure di tutela salariale non saranno approvate. La presa di posizione arriva dopo le decisioni della commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio degli Stati.
La commissione ha respinto due elementi del dispositivo negoziato con le parti sociali. Il primo è la protezione nazionale contro il licenziamento per i membri delle rappresentanze del personale, che secondo i commissari può essere lasciata fuori dall'attuazione del pacchetto. Il secondo è l'inasprimento della responsabilità solidale delle imprese appaltanti per le condizioni di lavoro applicate dai subappaltatori.
Wüthrich ha detto di non riuscire a comprendere quanto suggerito dalla commissione. Le quattordici misure erano state elaborate proprio per rispondere alle preoccupazioni dei sindacati sull'apertura del mercato del lavoro, e toglierne una parte significa per Travailsuisse rimettere in discussione l'equilibrio complessivo dell'intesa.
Due commissioni, due letture
La commissione della politica estera degli Stati sostiene invece le misure di tutela salariale nella loro forma originaria. Le due letture arriveranno in aula nella sessione autunnale, che diventa così il primo appuntamento in cui il Parlamento dovrà scegliere fra le due impostazioni.
L'Unione svizzera degli imprenditori aveva chiesto un dispositivo più leggero, sostenendo che la responsabilità estesa dei subappaltatori aumenta i costi amministrativi delle imprese che affidano lavori a terzi. Il punto è particolarmente sensibile nell'edilizia, dove le catene di subappalto sono lunghe e dove i controlli sui salari minimi si scontrano con la difficoltà di risalire al committente.
Per il Ticino la questione non è teorica. Il cantone ha la quota più alta di lavoratori distaccati dall'estero in rapporto alla popolazione attiva, e le commissioni paritetiche cantonali segnalano da anni che le infrazioni si concentrano proprio nelle catene di subappalto. Un dispositivo che alleggerisse la responsabilità dell'impresa appaltante avrebbe qui effetti più marcati che altrove.
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