Svizzera Esportazioni di armi
Armi, il Consiglio federale vuole esportazioni più facili
Il Governo invita ad approvare il 29 novembre la revisione della legge sul materiale bellico, per rafforzare l'industria della difesa e i posti di lavoro. Si apre così la campagna verso il voto, in calendario fra due mesi esatti.
Il Consiglio federale ha preso posizione a favore della revisione della legge sul materiale bellico, il testo su cui i cittadini svizzeri voteranno il 29 novembre. Il Governo invita ad approvarla, per rafforzare l'industria svizzera della difesa e salvaguardare i posti di lavoro nel settore. Con questa presa di posizione si apre ufficialmente la campagna in vista del voto, fissato fra due mesi esatti.
Le norme attuali e le proposte di modifica
Oggi la legge vieta di esportare materiale bellico svizzero verso Paesi coinvolti in conflitti, interni o internazionali. Secondo Berna, dall'inizio della guerra fra Russia e Ucraina questa norma ha reso l'industria svizzera degli armamenti poco attraente agli occhi dei committenti stranieri, sottoponendola a forti pressioni economiche e concorrenziali.
La maggioranza borghese in Parlamento vuole perciò concedere al Governo un margine di manovra più ampio sulle esportazioni e sulle riesportazioni di armi verso l'estero. L'obiettivo dichiarato è permettere ai Paesi occidentali di trasferire più facilmente a Paesi terzi il materiale bellico acquistato in Svizzera.
Sul fronte dei contrappesi, la revisione darebbe inoltre al Consiglio federale un diritto di veto e la facoltà di imporre che le armi restino nel Paese acquirente, quando ci sono riserve legate alla sicurezza o alla politica di neutralità. In circostanze eccezionali, per tutelare interessi di politica estera o di sicurezza, il Governo potrebbe derogare agli attuali criteri di autorizzazione, restando comunque nei limiti degli obblighi internazionali già sottoscritti dalla Svizzera.
Il Dipartimento federale dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR) sostiene, in un comunicato, che la riforma darà al Consiglio federale maggiore flessibilità di politica estera in caso di crisi eccezionali, e rafforzerà l'industria degli armamenti come fondamento della difesa nazionale. Davanti al Parlamento, il presidente della Confederazione e ministro dell'economia Guy Parmelin ha assicurato che il nuovo regime sarà applicato sempre nel rigoroso rispetto della neutralità svizzera e del diritto internazionale.
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