Svizzera Infrastrutture federali
Trasporti ’45: il Controllo delle finanze denuncia carenze importanti
Il Controllo federale delle finanze critica il programma di potenziamento stradale, ferroviario e d’agglomerato con orizzonte 2045: basi decisionali incomplete, redditività sopravvalutata e finanziamento incerto per un pacchetto da 50 miliardi di franchi.
Il Controllo federale delle finanze (CDF) ha esaminato Trasporti ’45, il programma con cui il Consiglio federale vuole ampliare entro il 2045 la rete stradale, quella ferroviaria e i trasporti d’agglomerato. Il verdetto, pubblicato lunedì, parla di "importanti carenze" nelle basi decisionali, nella stima della redditività e nel finanziamento.
Il progetto è in consultazione da giugno fino al 9 ottobre. Prevede investimenti per circa 50 miliardi di franchi. Un primo pacchetto da 11 miliardi dovrà arrivare in Parlamento all’inizio del prossimo anno, un secondo messaggio è previsto nel 2031.
Il contesto non è dei più favorevoli. Nel novembre 2024 il popolo ha bocciato sei ampliamenti autostradali. Nello stesso periodo la Confederazione ha reso noto che i progetti ferroviari già approvati costeranno circa 14 miliardi di franchi in più del previsto, soprattutto per lavori supplementari diventati indispensabili.
Il CDF riconosce un merito a Trasporti ’45: per la prima volta strada, ferrovia e trasporti urbani sono stati valutati insieme, e alcuni progetti datati sono stati rimessi in discussione. Ma l’organo di vigilanza finanziaria aveva già chiesto al Dipartimento dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) e al Consiglio federale di sospendere il programma prima della consultazione, in attesa di chiarire i nodi principali. La richiesta non è stata accolta.
Conti che non tornano
Le priorità del programma si basano in gran parte su una perizia del Politecnico di Zurigo (ETH), il cui mandato era però troppo limitato per garantire coerenza tra i progetti, sostiene il CDF. Le previsioni di traffico usate come riferimento risalgono al 2021 e i dati aggiornati al 2026 non saranno pronti per il messaggio dell’anno prossimo. Anche il costo del CO2 è sottostimato rispetto alle conoscenze scientifiche attuali, mentre alcune variabili sono state conteggiate più volte. Il risultato, secondo il CDF, è una redditività complessiva probabilmente più bassa di quella dichiarata, e dati aggiornati porterebbero a priorità diverse. Il Controllo lamenta inoltre l’assenza di un confronto sistematico con alternative meno costose all’ampliamento delle autostrade.
Due esempi citati dalla verifica: la nuova galleria ferroviaria del Grimsel, tra Oberland bernese e Alto Vallese, dove i costi di gestione supererebbero i ricavi; e l’ampliamento a sei corsie dell’autostrada A1 tra Perly e Bernex, nel canton Ginevra, la cui redditività scenderebbe a 30 centesimi per franco investito contro i 90 ipotizzati.
Sul fronte del finanziamento, il CDF segnala rischi di liquidità per il Fondo per l’infrastruttura ferroviaria già a partire dagli anni 2030, che potrebbero far slittare alcuni cantieri oltre il 2045. Per il Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato le entrate previste (9,5 miliardi di franchi entro il 2045) restano nettamente inferiori alle uscite stimate (16,3 miliardi): un divario che poggia sull’ipotesi di una tassa sui veicoli elettrici non ancora approvata e su un aumento dell’imposta sugli oli minerali.
Il DATEC e gli uffici federali competenti respingono le critiche. Nella loro presa di posizione sostengono che le priorità non debbano seguire in modo rigido i calcoli di redditività, e che vadano considerati anche fattori non quantificabili come la resilienza delle reti di trasporto e lo sviluppo regionale.
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