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Mondo Industria della difesa

Il Pentagono dà 21 giorni all’industria per accelerare la produzione di armi

La guerra contro l’Iran sta assottigliando le scorte americane e il Pentagono teme di indebolirsi su altri fronti. Senza nuovi stanziamenti del Congresso, avvertono gli esperti, il problema resta aperto.

di Gottardo 9 agosto 2026 2 min di lettura

La guerra in corso contro l’Iran sta consumando le scorte militari statunitensi. Il Pentagono ha chiesto all’industria della difesa di accelerare in modo netto la produzione e la consegna delle armi.

La preoccupazione dei vertici militari riguarda il resto del quadro strategico. Il trasferimento di materiale verso il Medio Oriente rischia di indebolire le capacità americane su altri fronti, a cominciare da quelli che riguardano Russia e Cina. Secondo il New York Times il Pentagono ha già dovuto attingere a scorte destinate ad altre regioni, in particolare Europa e Asia, con effetti sui missili per la difesa aerea e sui sistemi d’arma a lunga gittata.

La richiesta all’industria è arrivata mercoledì attraverso un promemoria interno visionato dal Washington Post. Il vicesegretario alla Difesa Steve Feinberg ha scritto ai dirigenti del settore fissando un termine di al massimo ventuno giorni per presentare piani che garantiscano tempi di consegna sensibilmente più rapidi, una capacità produttiva maggiore o entrambe le cose. Nel testo Feinberg definisce inaccettabili i cicli di produzione che durano anni e chiede di ampliare subito la capacità.

Sul tema si è aperta anche una divergenza pubblica. I media statunitensi hanno riferito nei giorni scorsi di tensioni fra Donald Trump e Pete Hegseth sulla carenza di armamenti. Il presidente ha ridimensionato il problema, sostenendo che le forze americane dispongono di quantità consistenti di armi e munizioni.

Il nodo, però, è di bilancio. Alla fine di luglio i vertici dei principali appaltatori della difesa e di alcune start-up della Silicon Valley sono stati convocati a Washington per un incontro con il capo di gabinetto del presidente e altri funzionari. La richiesta rivolta loro è stata di fare pressione direttamente sul Congresso perché aumenti la spesa militare. Secondo gli esperti citati dalla stampa americana, finché non arriveranno nuovi stanziamenti la questione resterà irrisolta: un’industria non allarga gli impianti se non ha ordini garantiti nel tempo.

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