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Trump e Xi si incontrano a Washington, tra tregua commerciale e timori sull'IA

Mercoledì il presidente cinese sarà per la prima volta alla Casa Bianca per il sesto incontro con Trump. Sul tavolo la guerra commerciale in pausa e le crescenti preoccupazioni per l'intelligenza artificiale.

di Redazione 22 settembre 2026 3 min di lettura

Da mercoledì l'attenzione internazionale si sposta su Washington, dove è atteso il sesto incontro faccia a faccia tra Donald Trump e Xi Jinping, il primo alla Casa Bianca. L'ultima visita del presidente cinese in quella sede risale al settembre 2015, quando alla guida degli Stati Uniti c'era ancora Barack Obama.

L'incontro prevede un'accoglienza all'aeroporto, una novità nel cerimoniale statunitense, e una cena di Stato. Segue la visita di Trump a Pechino dello scorso maggio. Sullo sfondo restano una guerra commerciale al momento in pausa, la crescente preoccupazione per gli sviluppi dell'intelligenza artificiale e, da parte americana, il timore per il protrarsi del conflitto in Iran, da cui Pechino intende restare fuori.

Kyle Chan, analista del Brookings Institution ed esperto di intelligenza artificiale, non si aspetta grandi risultati dal vertice. Secondo lui lo scenario più probabile è una proroga temporanea della tregua commerciale firmata l'anno scorso a Busan, in Corea del Sud, accompagnata dalla prosecuzione dei negoziati. Chan osserva che entrambi i Paesi cercano stabilità, consapevoli della capacità reciproca di creare problemi. Descrive i negoziati tra Washington e Pechino come una partita di pallanuoto: in apparenza tranquilla in superficie, ma segnata da una lotta durissima sott'acqua.

Le preoccupazioni sull'intelligenza artificiale

Il tema dell'IA è entrato con forza nel dialogo tra le due potenze. Secondo Chan, la Cina resta indietro rispetto alla Silicon Valley, ma non di molto: riesce a offrire prestazioni comparabili a costi molto più bassi, come ha dimostrato il lancio del modello DeepSeek nel febbraio 2025. Lo scarto stimato è di sei-nove mesi rispetto agli Stati Uniti.

Le preoccupazioni, spiega l'analista, sono diverse nei due Paesi. Negli Stati Uniti circola il timore di un'intelligenza artificiale capace di sfuggire al controllo umano su scala globale. In Cina questo scenario non è un tema di dibattito: le autorità si concentrano piuttosto sui rischi sociali e politici, ovvero sulla possibilità che l'IA sfugga a un certo tipo di controllo della società.

Un accordo vero e proprio sull'intelligenza artificiale resta comunque improbabile, secondo Chan: la sfiducia reciproca è profonda, con Pechino che accusa Washington di voler frenare il suo sviluppo tecnologico e Washington che accusa Pechino di appropriarsi di tecnologia americana. Chan si dice inoltre scettico sulla possibilità di replicare per l'IA i meccanismi di controllo usati per le armi nucleari, perché a differenza dell'arricchimento dell'uranio, lo sviluppo dell'intelligenza artificiale non si presta a ispezioni verificabili.

Nonostante questo, l'analista non esclude una dichiarazione congiunta sulla volontà di cooperare sulla sicurezza dell'IA. Un gesto simbolico che permetterebbe a entrambi i leader di rivendicare un ruolo di primo piano nella governance dell'intelligenza artificiale, senza per questo rallentare i rispettivi programmi di sviluppo tecnologico.

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