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Stati Uniti e Iran si incontrano a New York per lo Stretto di Hormuz
Gli inviati di Trump hanno incontrato a New York una delegazione iraniana per discutere la riapertura dello Stretto di Hormuz. Teheran pone condizioni precise agli Stati Uniti prima di procedere.

Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato martedì a New York una delegazione iraniana. Lo ha annunciato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Axios, citando fonti informate e alcuni media iraniani, riferisce che al colloquio ha preso parte anche il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi.
L'incontro è un primo passo verso la riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei punti di passaggio più importanti per il commercio energetico mondiale. Secondo le ricostruzioni disponibili, l'Iran ha accettato il confronto per presentare direttamente agli Stati Uniti le proprie condizioni e capire se esiste margine per un negoziato. Trump ha definito il colloquio «costruttivo». Incontrando i rappresentanti dei Paesi del Golfo, ha parlato di un «forte slancio verso un accordo» da parte iraniana. Ha aggiunto, secondo quanto riportato da Bloomberg: «Penso che l'Iran farà qualcosa di buono».
Le condizioni di Teheran
Un alto funzionario iraniano ha dichiarato a Reuters che lo Stretto potrebbe riaprire entro sette giorni, ma solo a condizioni precise: una riduzione della pressione militare americana e la revoca del blocco ai porti iraniani. Prima di procedere, gli Stati Uniti dovrebbero dichiarare ufficialmente di voler risolvere la crisi per via diplomatica e concordare un calendario per i passaggi negoziali successivi. La proposta iraniana sarebbe stata trasmessa a Washington tramite alcuni mediatori già il 16 settembre. La delegazione presente a New York per l'Assemblea generale dell'ONU avrebbe pieni poteri per discutere un'intesa. Non è invece previsto, per ora, un incontro diretto tra Trump e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian.
Nelle settimane precedenti Teheran aveva posto anche altre condizioni: la fine delle ostilità, la rimozione delle sanzioni e il pagamento di risarcimenti per i danni del conflitto. L'Iran aveva inoltre discusso con l'Oman la creazione di un corridoio marittimo nelle acque dei due Paesi, ma i dettagli sul controllo del traffico e sulla gestione economica del passaggio restano irrisolti. Il punto più controverso riguarda proprio le regole di navigazione.
Sul negoziato pesa anche la minaccia di una nuova escalation militare. Il comando centrale iraniano sostiene di avere informazioni su una possibile ripresa delle operazioni statunitensi con il sostegno di alcuni Paesi della regione, e avverte che un attacco provocherebbe una risposta di Teheran «senza limitazioni». Per questo l'Iran chiede agli Stati Uniti non solo dichiarazioni di disponibilità, ma iniziative concrete che dimostrino la volontà di abbandonare la via militare.
Prima della crisi, attraverso lo Stretto di Hormuz transitava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto. Il blocco ha costretto produttori e compagnie di navigazione a cercare rotte alternative, facendo salire i costi di trasporto, i premi assicurativi e i timori per la sicurezza energetica. Le sole indiscrezioni su una possibile intesa hanno contribuito ad allentare la pressione sui mercati petroliferi. Anche la ripresa, a capacità ridotta, dell'oleodotto saudita che collega l'entroterra al porto di Yanbu ha offerto una rotta alternativa e favorito il calo delle quotazioni del greggio.
L'incontro di New York non è ancora un accordo. Ma dopo settimane di minacce e accuse reciproche, il faccia a faccia tra gli inviati di Trump e la delegazione iraniana apre almeno un primo canale politico.
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