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Netanyahu difende Israele e l'attacco all'Iran all'Assemblea ONU
Il premier israeliano ha parlato all'Assemblea generale tra applausi e proteste, difendendo l'offensiva contro Teheran. Poche ore prima Mahmoud Abbas aveva chiesto un futuro politico unitario per i territori palestinesi.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è intervenuto giovedì all'Assemblea generale delle Nazioni Unite in un clima teso. Al suo arrivo sul podio, decine di delegati si sono alzati e hanno lasciato l'aula, mentre altri applaudivano. Il presidente dell'Assemblea, Khalilur Rahman, ha dovuto richiamare più volte all'ordine. Netanyahu ha risposto invitando chi restava in sala, definendoli eventuali "codardi morali", a uscire a propria volta.
La protesta era stata organizzata dalla missione palestinese, che aveva chiesto alle delegazioni di riempire l'aula e di abbandonarla insieme all'inizio del discorso, come segnale di rifiuto verso la condotta del governo israeliano a Gaza e nei territori palestinesi.
Nel suo intervento, Netanyahu si è concentrato sulla guerra con l'Iran, definendo l'attacco a Teheran "una delle decisioni più facili" della sua carriera politica. Ha detto che, difendendo Israele, il suo Paese ha protetto anche Stati i cui rappresentanti hanno lasciato l'aula durante il discorso, aggiungendo che alcuni loro leader lo ringrazierebbero in privato per i colpi inferti al programma nucleare iraniano. Ha ringraziato il presidente statunitense Donald Trump per l'azione contro l'Iran e ha promesso che Israele continuerà a combattere, dicendo di non avere altra scelta. Come già in passato, ha mostrato un oggetto per illustrare le sue parole: questa volta un cercapersone, in riferimento all'operazione del settembre 2024 che fece esplodere migliaia di dispositivi distribuiti a membri di Hezbollah in Libano. Ha inoltre ricordato l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, in cui furono uccise circa 1'200 persone in Israele e 251 prese in ostaggio.
Sulla Cisgiordania, Netanyahu ha ridimensionato la violenza dei coloni contro i palestinesi, attribuendola a un gruppo ristretto di giovani responsabili di lanci di pietre, incendi e danni agli ulivi. Ha detto di non tollerare la giustizia privata, accusando però leader stranieri e stampa internazionale di ingigantire la portata di questi episodi. Il suo governo respinge le accuse di genocidio e crimini di guerra a Gaza e difende la legittimità degli insediamenti, considerati illegali dal diritto internazionale.
La posizione di Abbas
Poche ore prima aveva parlato il presidente palestinese Mahmoud Abbas, per il secondo anno consecutivo tramite un messaggio registrato da Ramallah: gli Stati Uniti hanno negato il visto a lui e ad altri funzionari palestinesi. Durante il suo intervento i posti della delegazione israeliana erano vuoti. Abbas ha dichiarato che i palestinesi non lasceranno la loro terra e non accetteranno che altri decidano il loro futuro, chiedendo ai governi stranieri di passare dalle parole ai fatti per proteggere la popolazione di Gaza e della Cisgiordania. Ha anche chiesto fino a quando alcuni Paesi continueranno a fornire armi a Israele e ha ribadito la richiesta di uno Stato palestinese unico che comprenda Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est, una prospettiva che Netanyahu esclude durante il suo mandato.
A New York, nei giorni del dibattito, si sono svolte anche proteste contro la presenza di Netanyahu. L'attrice Susan Sarandon è stata fermata dalla polizia insieme ad altri manifestanti durante un corteo nei pressi della sede dell'ONU. Poco prima del discorso del premier israeliano, il sindaco della città Zohran Mamdani, criticato da Netanyahu per il sostegno a Hamas, ha diffuso un video in cui pianta un ulivo nella residenza municipale e cena con famiglie palestinesi di Gaza.
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