Svizzera Clima e salute
Caldo, esperta Onu: le morti in Svizzera potevano essere evitate
A fine giugno il caldo eccezionale ha causato una sovramortalità di 340 anziani. Per Eleni Myrivili, responsabile Onu per la lotta alla calura, «non c'è scusa»: servono reti di prossimità, meno asfalto e simulazioni di scenari estremi come a Parigi.
A fine giugno la Svizzera ha registrato una sovramortalità di 340 anziani a causa del caldo eccezionale. Per Eleni Myrivili, massima esperta delle Nazioni Unite nella lotta contro il caldo, non si tratta di una fatalità. «Queste morti avrebbero potuto essere evitate: non c'è scusa, davvero nessuna», ha dichiarato in un'intervista pubblicata sabato da Schweiz am Wochenende.
Myrivili è antropologa e in passato è stata delegata anti-calura in Grecia. La sua analisi parte da una constatazione: «Il rischio caldo è estremamente poliedrico». Tocca la salute, i sistemi energetici, l'approvvigionamento idrico e la sicurezza alimentare, ma anche la produttività e quindi il prodotto interno lordo. Sul ritmo con cui i Paesi si stanno adattando il giudizio è severo: «Dobbiamo agire molto più rapidamente, finora abbiamo ampiamente fallito».
Il punto più urgente riguarda le persone anziane, notoriamente le più colpite dalle ondate di calura. Per l'esperta i bollettini ufficiali da soli non proteggono nessuno. «Non basta avvisare del caldo: bisogna che il messaggio arrivi agli anziani», in particolare a chi vive solo. Servono reti di persone che vadano a controllarli e li accompagnino in luoghi freschi.
L'esercitazione di Parigi come modello
Myrivili invita la Svizzera a ispirarsi alla capitale francese. Tre anni fa Parigi ha lanciato la simulazione «Parigi a 50 gradi»: fornitori di energia, pompieri, esperti di sanità e di scuola e innumerevoli altri attori si sono riuniti per oltre un anno e mezzo attorno a una domanda precisa. Cosa succederebbe se la città registrasse 50 gradi per diverse settimane? L'esercizio non si è fermato alla teoria: gli scenari sono stati provati sul terreno in due quartieri, per individuare i punti critici prima di una vera crisi. Secondo l'esperta anche la Svizzera dovrebbe misurarsi con ipotesi estreme, come notti tropicali consecutive e giornate fino a 45 gradi.
Sui climatizzatori la posizione è netta. Consumano molta energia e riversano calore all'esterno, rendendo le città ancora più roventi: per Myrivili sono il sintomo di una pianificazione urbanistica sbagliata, un circolo vizioso. «Non possiamo raffreddarci fuori dalla crisi climatica con i climatizzatori», avverte.
L'alternativa esiste già. «Sappiamo benissimo che dobbiamo puntare molto di più su soluzioni basate sulla natura», dice l'esperta. Significa una pianificazione che privilegi il verde, l'ombra e la scelta dei materiali da costruzione, con piazze e zone pedonali sufficientemente ombreggiate e una minore dipendenza da cemento e asfalto.
Le indicazioni chiamano in causa soprattutto i poteri pubblici, dai comuni ai cantoni. Dopo un'estate che ha già presentato il conto alle persone più fragili, la domanda è se queste misure arriveranno prima della prossima ondata di caldo.
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