Economia Intelligenza artificiale
«L'Europa ha il 5% della capacità di calcolo mondiale»
L'investitrice Judith Dada avverte nella NZZ che il continente dipende dagli Stati Uniti per i modelli e per la potenza di calcolo. Per colmare il divario servirebbero oltre 50 gigawatt.
Sul fronte tecnologico l'Europa dipende dagli Stati Uniti in due ambiti decisivi: i modelli di intelligenza artificiale e la potenza di calcolo. Lo sostiene Judith Dada, investitrice di capitale di rischio molto conosciuta nel panorama europeo, in un'intervista pubblicata dalla Neue Zürcher Zeitung.
«L'Europa sottovaluta fortemente la gravità della situazione», afferma. Dada è fra gli autori di «Europe 2031», un racconto pubblicato quest'anno che immagina come il continente potrebbe diventare tecnicamente ed economicamente irrilevante entro quella data se non gestisce correttamente l'ascesa dell'intelligenza artificiale.
Il rimprovero riguarda anche il modo in cui il tema è stato accolto. «Abbiamo sempre trovato delle scuse per non prendere seriamente gli sviluppi nel campo dell'IA», dice. «Abbiamo detto: ma quelli dicono tutti sciocchezze, hanno opinioni politiche discutibili, vogliono solo arricchirsi. Oppure abbiamo liquidato il tutto come una moda passeggera».
Il nodo è l'infrastruttura
I numeri che cita sono espliciti. «Oggi disponiamo di appena il 5% circa della capacità di calcolo mondiale», mentre «gli USA arrivano a circa il 75-80%». Ne deriva quella che chiama una doppia dipendenza, dai modelli americani e dalla potenza di calcolo americana. «Anche se sviluppassimo un modello in Europa, non avremmo abbastanza centri dati per farlo funzionare».
L'obiettivo indicato è arrivare al 15% della potenza globale, il che richiederebbe oltre 50 gigawatt contro i due attuali. Le vie proposte sono la deregolamentazione e le zone economiche speciali, oltre alla scelta di convincere gli Stati Uniti a costruire in Europa i nuovi centri di calcolo. «OpenAI, Anthropic o SpaceXAI stanno già acquistando tutti i chip e le capacità di calcolo necessari per il futuro», osserva. Un margine, però, esiste: «Gli Usa non controllano l'intera catena di approvvigionamento», e cita ASML e Zeiss fra i punti di forza europei.
Sul rischio di una bolla legata all'intelligenza artificiale la sua posizione è netta. «Vedo una tecnologia rivoluzionaria. Siamo ancora agli albori di questo mercato». Ammette spese inefficienti e margini di miglioramento, ma chiede di mostrargli un mercato emergente in cui questo non sia accaduto. «Questo significa che l'IA è una bolla? No».
La conclusione è un'accusa alla passività europea, formulata attraverso la protagonista di «Europe 2031», una funzionaria francese che lavora a Bruxelles. «Ancora oggi si dedica troppa energia a detestare Elon Musk, Donald Trump o gli americani. Ma mentre noi facciamo questo, loro costruiscono il futuro». E aggiunge: «Oggi non saprei dire chi, in Europa, si assuma effettivamente questa responsabilità».
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