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Se Peter Thiel fosse a Locarno: due idee opposte di scoperta

Un esercizio della redazione, non una cronaca. Il festival dice di voler mostrare il cinema prima degli altri, e l'investitore americano ha costruito una dottrina sul primato. Le due idee non coincidono.

di Gottardo 6 agosto 2026 2 min di lettura

Peter Thiel non figura fra gli ospiti della 79esima edizione del Locarno Film Festival e non è atteso in Ticino. Questo articolo non riferisce di una visita: è un esercizio di confronto fra quello che il festival dichiara di essere e quello che l'investitore statunitense ha scritto e finanziato.

Il punto di contatto è una parola. Aprendo l'edizione, la presidente Maja Hoffmann ha indicato come obiettivo dell'istituzione l'essere il luogo in cui il cinema diventa visibile prima che lo diventi altrove, e ha parlato del coraggio di scoprire prima degli altri.

Thiel ha costruito una parte della propria reputazione sulla stessa idea. Nel libro «Zero to One», scritto con Blake Masters e uscito nel 2014, sostiene che il valore nasce dal creare qualcosa che prima non esisteva, e non dal fare meglio di altri qualcosa che esiste già. La domanda che consiglia di porre a un imprenditore riguarda proprio quale verità importante pochi altri condividano.

Dove le due idee si separano

La differenza sta in che cosa si fa della scoperta una volta trovata.

Nel modello descritto in «Zero to One» il primato serve a costruire una posizione difendibile, e la posizione ideale è il monopolio. Thiel ha scritto nel settembre 2014, sul Wall Street Journal, un saggio intitolato «Competition Is for Losers», nel quale sostiene che il monopolio è la condizione di ogni impresa riuscita. Il vantaggio della scoperta ha senso se resta esclusivo abbastanza a lungo.

Il festival fa l'operazione inversa. Trova un film che nessuno conosce, e il suo intero apparato serve a smettere il prima possibile di essere l'unico ad averlo visto. La selezione, la piazza da ottomila posti, il mercato con più di quattromila operatori nel 2025, le giurie: sono tutti meccanismi che convertono l'esclusività in circolazione.

Il valore di Locarno, in altre parole, cresce quando la scoperta smette di essere sua. Il valore di un investimento cresce quando la scoperta resta il più a lungo possibile propria.

Ne discende un modo diverso di misurare il successo. Un fondo giudica se stesso su quanto ha guadagnato dall'aver capito prima. Un festival si giudica su quanti dei suoi film escono dal circuito dei festival, e su quanti autori scoperti lì continuano a lavorare altrove.

Le due logiche non sono incompatibili, ma non sono la stessa. Una rassegna che cominciasse a difendere le proprie scoperte invece di cederle smetterebbe piuttosto in fretta di riceverne di nuove.

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