Cultura Ipotesi
L'algoritmo che a Locarno smette di funzionare, e chi lo costruisce
Un esercizio della redazione. Il direttore artistico rivendica un cinema che sottrae lo spettatore alla previsione, mentre l'investitore americano ha finanziato e presieduto l'industria che la previsione la fabbrica.
Peter Thiel non è atteso a Locarno. Questo testo non racconta un incontro: mette a confronto una frase pronunciata dal direttore artistico del festival e la biografia professionale di un investitore che di quella frase è, in un certo senso, il destinatario implicito.
Aprendo la 79esima edizione, Giona A. Nazzaro ha descritto la propria missione come la liberazione dello spettatore dalle previsioni degli algoritmi, e ha detto che a Locarno l'algoritmo di ciascuno smette di funzionare.
Thiel è cofondatore e presidente di Palantir Technologies, società fondata nel 2003 e specializzata nell'analisi di grandi masse di dati per governi, apparati di sicurezza e imprese. Con Founders Fund, avviato nel 2005, ha finanziato una parte consistente delle società che oggi determinano come le informazioni raggiungono le persone. Nel 2004 fu il primo investitore esterno di Facebook, con 500'000 dollari.
Che cosa fa davvero un festival alla previsione
La frase di Nazzaro descrive un'esperienza reale, ma va precisata. Un festival non elimina la selezione: la sposta.
Una piattaforma di streaming propone contenuti in base al comportamento passato di chi guarda. La previsione è individuale, e ogni utente riceve un elenco diverso costruito sui propri dati.
Il festival sostituisce quel filtro con un altro. Un gruppo di programmatori sceglie 233 film fra 7759 candidature, e il pubblico riceve la stessa lista, identica per tutti. Nessuno vede il proprio elenco personale.
La differenza non è dunque fra scelta e assenza di scelta. È fra un filtro che risponde a ciò che una persona ha già visto e un filtro che risponde al giudizio di qualcuno che risponde del proprio nome.
Il primo tende a confermare le abitudini, perché è ottimizzato sul tempo di visione. Il secondo può contraddirle, perché non ha alcun interesse a trattenere lo spettatore davanti a un solo schermo.
La 79esima edizione porta questo tema anche fuori dalle sale. La mostra «L'occhio dinamico» al Museo Casa Rusca chiude il proprio percorso con una sezione dedicata agli algoritmi, considerati come dispositivi che organizzano e mediano la percezione contemporanea.
Resta il punto che il festival non affronta. Le sale, le piattaforme e i finanziamenti che rendono possibile un film appartengono in buona parte allo stesso sistema industriale che ha reso la previsione redditizia. Un festival può sospenderne l'effetto per dieci giorni, in una piazza da ottomila posti, e questa sospensione ha un valore preciso proprio perché è locale e temporanea.
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