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Cantone Politica energetica

Il Gran Consiglio approva il PECC, senza obbligo di pannelli solari

Dopo oltre un decennio il Ticino ha un nuovo piano energetico e climatico cantonale. Il Parlamento ha però stralciato l'obbligo di installare pannelli fotovoltaici sui tetti rifatti e sui grandi edifici.

di Brenno 16 settembre 2026 2 min di lettura

Il Gran Consiglio ticinese ha approvato il nuovo Piano energetico e climatico cantonale (PECC), il primo aggiornamento dopo oltre dieci anni. Il voto arriva al termine di un dibattito iniziato lunedì pomeriggio e proseguito per giorni.

Il testo approvato non è però quello presentato due anni fa dal Consiglio di Stato. Il progetto originale, definito "audace" al momento della sua presentazione, era stato firmato dall'allora direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali. In aula, a difendere il piano per il Governo non è stato lui, a cui sono stati recentemente tolti compiti e responsabilità legati al dipartimento, ma il collega di Governo Raffaele De Rosa.

Prima del voto finale, la commissione ambiente ed energia aveva già ammorbidito il progetto iniziale, trovando un compromesso che ha lasciato scontenti diversi schieramenti. In Gran Consiglio sono poi arrivati una quarantina di emendamenti, presentati da gruppi politici di tutto l'arco parlamentare, da sinistra a destra.

Cade l'obbligo dei pannelli fotovoltaici

Con il voto compatto del centro-destra sono state stralciate due norme tra le più discusse del piano, entrambe legate ai pannelli fotovoltaici. È caduto l'obbligo di installarli in caso di rifacimento del tetto di un'abitazione. È caduta anche la norma che, entro il 2045, avrebbe imposto ai grandi edifici con superficie superiore a 300 metri quadrati di coprire con pannelli almeno metà della propria superficie.

Restano quindi su base volontaria due strumenti che, nella versione originale del piano, avrebbero dovuto accelerare la produzione di energia solare in Ticino. Resta da capire quanto questa scelta peserà sul raggiungimento degli obiettivi climatici cantonali, e chi si farà carico dei costi della transizione energetica se non saranno più le nuove costruzioni e i grandi immobili a contribuire per primi.

La discussione sugli emendamenti si è protratta più del previsto, tanto da far slittare a domani le risposte del Consiglio di Stato a dieci interpellanze. Sette di queste riguardano le vicende legate a Claudio Zali.

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