Mondo Asilo europeo
Berlino vuole riattivare i trasferimenti Dublino verso Italia e Grecia
Il ministero dell’Interno tedesco chiede che il regolamento torni operativo dopo l’entrata in vigore del nuovo Patto sulla migrazione. La Commissione ha già rilevato che Roma ha respinto dodici richieste di trasferimento.
Dopo Italia e Spagna, anche la Germania interviene sul dossier migrazione. Berlino chiede che il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo venga applicato e che i rientri dei cosiddetti casi Dublino tornino operativi.
«Il funzionamento del sistema di Dublino è una condizione imprescindibile per il successo del Sistema europeo comune di asilo», ha dichiarato un portavoce del ministero dell’Interno tedesco. Berlino, ha aggiunto, «si aspetta che, a partire da tale data, vengano nuovamente effettuati i trasferimenti verso l’Italia e la Grecia».
Il Patto è entrato in vigore il 12 giugno. Oltre alle frontiere esterne e agli hub nei Paesi terzi, disciplina in modo più rigoroso i movimenti secondari, cioè gli spostamenti di chi, sbarcato in un Paese, si dirige verso un altro Stato membro. È da sempre un punto di attrito fra l’Italia e i Paesi di secondo approdo come Germania, Austria e Francia.
La mossa tedesca ha una base normativa. In una valutazione del 15 luglio la Commissione europea ha constatato che il governo di Roma non aveva ancora attuato le norme sui rientri. Fra il 12 giugno e il 7 luglio otto Stati membri hanno comunicato alla Commissione di aver presentato richieste di presa in custodia. All’Italia sono stati chiesti dodici trasferimenti e l’Italia li ha respinti. Nel documento la Commissione precisa che «uno Stato membro ricevente non può rifiutare un trasferimento e deve proporre una data alternativa». L’unica via d’uscita prevista è farsi carico delle domande d’asilo dirette a un altro Stato, alleggerendo così la pressione su quest’ultimo. Nella stessa valutazione il giudizio su Grecia e Spagna risultava più positivo. Berlino ricorda inoltre che nell’autunno del 2025 Italia e Grecia avevano accettato, con accordi bilaterali, di reintrodurre le norme di Dublino a partire dall’entrata in vigore del nuovo sistema.
C’è anche un piano politico. A Bruxelles si guarda alle mosse del cancelliere Friedrich Merz in vista del 6 settembre, quando si vota in Sassonia-Anhalt, Land dove l’estrema destra dell’AfD è data in vantaggio. È il primo appuntamento di un autunno che rischia di essere dominato dalle campagne elettorali: nel 2027 si vota in Italia, Spagna, Francia e Polonia.
Alla base di questa accelerazione c’è la crisi di Ceuta, che ha riportato il tema al centro del dibattito europeo. Né l’Italia né l’esecutivo comunitario hanno commentato ufficialmente la posizione tedesca. Dopo il tentativo di mediazione fra Roma e Madrid, l’Unione tornerà a esprimersi nei prossimi giorni, forse attorno al 15 agosto, data indicata dal governo italiano come possibile fine dei controlli per chi arriva dalla Spagna.
Resta da vedere che cosa accadrà alle persone al centro di questi trasferimenti. Il sistema di Dublino decide in quale Paese una domanda d’asilo viene esaminata, e quindi dove si vive nell’attesa. Un funzionamento più rigido dei rientri sposta il peso dell’accoglienza sui Paesi di primo approdo senza che sia ancora chiaro come verrà ripartito.
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