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Economia Vigilanza bancaria

FINMA chiude il procedimento contro Julius Bär dopo il crac Signa

L'Autorità di vigilanza sui mercati finanziari ha concluso l'inchiesta aperta dopo le forti svalutazioni della banca zurighese sui crediti al gruppo Signa. Restano obblighi di reporting fino al 2032 e un supplemento di capitale di 250 milioni di franchi.

di Gottardo 30 settembre 2026 3 min di lettura
Julius Bär
Julius Bär Immagine d'archivio Hussel Thomas — CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

La FINMA ha annunciato martedì la chiusura del procedimento di messa in conformità nei confronti di Julius Bär, il quinto avviato contro la banca zurighese in meno di dieci anni. L'inchiesta era scaturita dalle ingenti svalutazioni di crediti registrate nel 2024 sui prestiti al gruppo immobiliare Signa dell'investitore austriaco René Benko, poi fallito: oltre 600 milioni di franchi. Un filone supplementare riguardava i rapporti della banca con clienti russi definiti "persone politicamente esposte".

Nel comunicato l'autorità usa toni severi: Julius Bär avrebbe violato "gravemente" le norme di vigilanza, in particolare sulla gestione dei rischi e sulla lotta al riciclaggio di denaro. La FINMA riconosce però che la banca ha già messo in atto diversi provvedimenti richiesti con urgenza. Su sua richiesta, nel 2025 Julius Bär ha ridefinito la propria propensione al rischio, interrompendo rapporti con alcuni clienti e uscendo dal settore dei prestiti aziendali privati. Sono seguiti anche cambiamenti nel consiglio di amministrazione e nella direzione.

Capitale supplementare e responsabilità individuali

Nonostante la chiusura del fascicolo, gli oneri per la banca non si esauriscono. Julius Bär dovrà continuare a presentare alla FINMA relazioni sulla propria cultura del rischio fino al 2032 e dovrà detenere fondi propri aggiuntivi per 250 milioni di franchi, requisito che era stato temporaneamente più severo durante l'inchiesta. La FINMA incasserà inoltre circa dieci milioni di franchi di utili che la banca avrebbe realizzato dai rapporti con i due clienti al centro del caso PEP. Il divieto di allacciare nuovi rapporti con determinati clienti politicamente esposti, introdotto nel 2025, sarà invece abolito gradualmente.

Julius Bär ha preso atto della chiusura e ne riconosce le conclusioni, ricordando che i fatti risalgono a prima dell'arrivo dell'attuale dirigenza. L'istituto conferma il ciclo strategico 2026-2028 e i propri obiettivi a medio termine; la richiesta di capitale aggiuntivo si tradurrà in un requisito minimo effettivo per il coefficiente di capitale di base. La banca ha inoltre presentato alla FINMA una domanda per riavviare un programma di riacquisto di azioni proprie, un segnale atteso dagli azionisti dopo mesi di incertezza.

Resta invece aperta la questione delle responsabilità personali: la FINMA ha avviato procedimenti contro tre ex collaboratori di Julius Bär, ritenuti potenzialmente responsabili di violazioni delle norme di vigilanza o delle direttive interne. I loro nomi non sono stati resi noti. La distinzione tra la sanzione istituzionale, già scontata dalla banca e dai suoi azionisti attraverso il capitale bloccato, e l'eventuale responsabilità individuale dei singoli dirigenti resterà quindi un capitolo a parte del dossier Signa.

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