Svizzera Terapie di conversione
Consiglio federale apre a una legge nazionale contro le terapie di conversione
Il Consiglio federale si dice contrario alle pratiche che mirano a cambiare l'orientamento sessuale o l'identità di genere e apre a una normativa unica per tutta la Svizzera. Le associazioni LGBTIQ+ chiedono un impegno più netto, anche in Ticino, dove non esiste ancora un divieto esplicito.
Il Consiglio federale ha adottato un rapporto sulle cosiddette misure "di conversione", le pratiche dirette a cambiare l'orientamento sessuale o l'identità di genere di una persona lesbica, gay, bisessuale, trans o queer. Il Governo ribadisce la propria opposizione a questi metodi e ne condanna l'uso, riconoscendo che si tratta di una realtà presente anche in Svizzera, pur in assenza di dati precisi sulla sua diffusione.
Le pratiche possono andare da forme di pressione verbale fino a vere e proprie violazioni dell'integrità fisica. Possono avvenire durante l'infanzia o l'adolescenza, in ambito psicoterapeutico, medico, religioso o familiare. Secondo il rapporto espongono chi le subisce a sofferenze psicologiche, stati d'ansia e depressivi, oltre a danni all'autostima e alle relazioni sociali.
Un'indicazione sulla portata del fenomeno arriva dal "Panel Suisse LGBTIQ+" del 2023: oltre il 9% delle persone lesbiche, gay o bisessuali interpellate ha riferito di essere stato esposto almeno una volta a tentativi di conversione. Tra le persone transessuali la quota sale a circa il 16%.
Tutela disomogenea tra i cantoni
Il Consiglio federale ritiene che il diritto penale, civile e sulle professioni della salute offra già un'ampia protezione. Diversi cantoni hanno comunque introdotto ulteriori norme amministrative o penali, o avviato progetti di legge in tal senso, mentre altri non dispongono di alcuna disposizione specifica. Ne risulta un livello di tutela diseguale da una regione all'altra, motivo per cui il Governo giudica opportuno un disciplinamento unico a livello nazionale.
Una norma penale specifica richiederebbe però un mandato esplicito del Parlamento, che potrebbe arrivare nel quadro di una mozione attualmente pendente. Sarà una commissione del Consiglio degli Stati a decidere sul seguito da dare all'atto parlamentare.
Le organizzazioni che difendono i diritti delle persone LGBTIQ+ si dicono solo in parte soddisfatte. Muriel Waeger, codirettrice dell'Organizzazione svizzera delle lesbiche, dichiara: "Ci saremmo aspettati una posizione chiara e diretta, che raccomandasse davvero al Parlamento di adottare le misure necessarie per proteggere queste persone". Secondo Waeger il Governo resta "su una posizione poco coraggiosa".
Waeger chiede un intervento anche a livello cantonale, Ticino compreso: "Anche in Ticino sarebbe auspicabile che il Parlamento intervenga, poiché si tratta di leggi che possono essere adottate a livello cantonale". Nel cantone non esiste oggi una normativa che vieti espressamente le terapie di conversione. L'associazione Zona Protetta, attiva sul territorio ticinese per la salute e i diritti sessuali, ha detto alla RSI di accogliere positivamente un'eventuale evoluzione in questo senso.
Resta aperta la domanda su chi debba garantire in concreto la protezione delle persone più esposte a queste pratiche, spesso minori o persone dipendenti da chi esercita su di loro un'autorità familiare, religiosa o terapeutica: un quadro nazionale uniforme, oppure il mosaico di legislazioni cantonali oggi in vigore.
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