Svizzera Armi e salute mentale
Armi da fuoco a chi ha disturbi psichici: la legge ha ancora vuoti
La sparatoria di Aarau, in cui l'attentatore soffriva di schizofrenia ma possedeva due pistole e un Kalashnikov, riporta l'attenzione sui controlli mancanti dopo l'acquisto di un'arma in Svizzera. Un'avvocata specializzata spiega dove la legge federale lascia margini di rischio.
L'uomo che ha sparato al techno party di Aarau, uccidendo una ventiduenne italiana, aveva 43 anni e soffriva di schizofrenia. In casa teneva due pistole e un fucile d'assalto Kalashnikov. Il caso riporta l'attenzione su un nodo della legge svizzera sulle armi: come può una persona con una diagnosi psichiatrica restare in possesso di armi da fuoco?
In Svizzera esistono tre categorie di armi acquistabili. Per la prima basta che il venditore dichiari la vendita all'autorità. Per la seconda, soggetta ad autorizzazione, è l'acquirente a dover rispettare alcune condizioni: maggiore età, casellario giudiziario pulito, nessun precedente che faccia dubitare della sicurezza pubblica. Le armi automatiche richiedono un'autorizzazione eccezionale. La legge è federale, ma la sua applicazione spetta ai cantoni.
È in questo passaggio, secondo l'avvocata Chiara Donati, penalista che si occupa anche di diritto delle armi, che si trovano i punti deboli della legge. Un'arma può essere sequestrata quando le condizioni per detenerla non sono più rispettate, ma non sono previsti controlli periodici sulla persona che la possiede. Il sistema si attiva solo su segnalazione, quando emergono elementi di preoccupazione. Ogni cantone è tenuto a registrare le armi in circolazione: se arriva una segnalazione, le autorità verificano se la persona segnalata possiede armi registrate e rivalutano se ha ancora i requisiti per tenerle.
Chi può segnalare un rischio? In linea di principio, chiunque sospetti che un'arma possa mettere in pericolo il detentore o altre persone. Per chi è seguito da uno psichiatra la situazione è diversa: il diritto federale concede al medico, vincolato al segreto professionale, la facoltà di segnalare il paziente, ma solo se questo esprime esplicitamente in terapia l'intenzione di usare l'arma. Il diritto ticinese va oltre e trasforma questa facoltà in un obbligo, quando il terapeuta rileva un pericolo concreto per la sicurezza pubblica. Chi omette la segnalazione non rischia conseguenze penali se è un professionista, perché la legge federale lascia la scelta al medico. Per un privato cittadino, invece, l'omissione potrebbe in teoria avere rilievo penale, da valutare caso per caso.
Malattia mentale diffusa, verifiche scarse
Secondo Donati, in Svizzera una persona su tre ha avuto nel corso della vita un problema di salute mentale, e una su dieci soffre di disturbi da seri a gravi. Una diffusione che rende il tema tutt'altro che marginale. In Ticino, chi ha un passato di disturbi psichici e manifesta l'intenzione di acquistare un'arma è colpito da un divieto preventivo: per ottenere o mantenere il possesso deve sottoporsi a una perizia psichiatrica e presentare il nullaosta del medico curante, che attesti la risoluzione del problema.
Anche qui, però, l'avvocata segnala un vuoto: una volta ottenuta l'autorizzazione, nessuno riverifica la situazione, né a scadenze fisse né a campione, per tutta la durata del possesso. Una lacuna che Donati attribuisce alla mancanza di coordinamento e di risorse dedicate a questo tipo di controlli tra i cantoni.
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