Mondo Ucraina in guerra
Ucraina, il dibattito sulle elezioni in tempo di guerra
L'ipotesi di elezioni presidenziali in piena guerra torna al centro del dibattito politico ucraino, dopo la richiesta dell'ex ministro della difesa Fedorov. L'analista Arkady Moshes spiega perché il percorso legale esiste ma quello politico resta molto più complicato.
In Ucraina la legge marziale, in vigore dall'inizio dell'invasione russa, vieta lo svolgimento di elezioni e referendum. È l'articolo 19 della legge sulla legge marziale a stabilirlo. Una sua sospensione aprirebbe però questioni giuridiche, politiche e di sicurezza, come spiega Arkady Moshes, direttore del programma Russia, Europa orientale ed Eurasia dell'Istituto finlandese di affari internazionali, intervistato dalla trasmissione Seidisera della RSI.
Secondo Moshes, cambiare la legge sulla legge marziale è più semplice che modificare la Costituzione. Un'alternativa sarebbe chiedere una pronuncia alla Corte Suprema. Sarebbe anche possibile sospendere o revocare direttamente la legge marziale, decisione che spetta al Parlamento: in quel caso le elezioni andrebbero indette entro un mese e si dovrebbero svolgere entro i tre mesi successivi.
Il percorso giuridico esiste, ma quello politico è più complicato. Bisognerebbe stabilire chi ha diritto di voto tra i cittadini all'estero e chi può essere considerato tale, anche alla luce del fatto che parte della popolazione vive in territori occupati dalle truppe russe.
Le ambizioni di Fedorov
La questione elettorale è tornata d'attualità dopo che l'ex ministro della difesa Mykhailo Fedorov ha chiesto di indire elezioni presidenziali nonostante la guerra. La richiesta arriva mentre l'Ufficio nazionale anticorruzione ha avviato una nuova operazione che coinvolge diverse persone vicine al presidente Volodymyr Zelensky, alcune delle quali sono state licenziate.
Per Moshes, il momento non è casuale. Da quando il Parlamento eletto nel 2019 è in carica, la maggioranza filo-presidenziale ha reso debole l'opposizione. Ora la sua voce può farsi sentire con più forza, anche perché Fedorov stesso è una figura popolare, a differenza di ex leader dell'opposizione come Petro Poroshenko e Yulia Tymoshenko, indagati e con meno appeal presso la popolazione.
Moshes definisce la mossa di Fedorov un ingresso in politica a tutti gli effetti, calcolato sul momento più favorevole: tra sei mesi il suo consenso potrebbe non essere più così alto, mentre ora beneficia anche delle operazioni anticorruzione in corso.
Sospendere la legge marziale avrebbe però conseguenze che vanno oltre il voto. Senza di essa si porrebbe, per esempio, la questione se i cittadini ucraini possano lasciare il Paese, con ripercussioni sulla sicurezza che richiederebbero di intervenire su molte altre leggi. Secondo Moshes il presidente Zelensky non è favorevole a questa opzione, e serve piuttosto avviare una discussione, anche non pubblica, su tempi e modalità di un eventuale processo elettorale.
Alla domanda su come Zelensky possa uscire dalla situazione attuale, Moshes risponde che non può. Il presidente cerca da tempo di mantenere lo status quo, ma la corruzione che coinvolge alcuni dei suoi più stretti collaboratori ha creato una concentrazione di potere che, di fatto, è nelle mani dell'ufficio presidenziale più che del presidente stesso.
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