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Mondo Processo di pace

La Turchia approva la legge per reintegrare i militanti del Pkk

Il testo, passato con 468 voti favorevoli, prevede la sospensione e poi l'archiviazione dei procedimenti per reati punibili fino a quindici anni. I militanti hanno sei mesi per presentare domanda.

di Redazione 11 agosto 2026 3 min di lettura

Il parlamento turco ha approvato la legge che dà forma giuridica al processo di pace con il Partito dei lavoratori del Kurdistan. Il voto è stato di 468 favorevoli, 88 contrari e 6 astenuti.

Il testo si chiama legge sul rafforzamento della solidarietà nazionale e dell'integrazione sociale e definisce il percorso che consente ai militanti di rientrare nella vita civile. Il meccanismo non è un'amnistia immediata: i procedimenti penali vengono sospesi per un periodo compreso tra cinque e dieci anni, a seconda della gravità dei reati contestati. Se in quel lasso di tempo la persona non commette nuovi reati, il procedimento viene archiviato e la pena si considera scontata.

L'applicazione ha però un limite di merito. Possono accedervi soltanto i casi relativi a reati puniti con pene fino a quindici anni. Chi è accusato di fatti più gravi resta fuori dal perimetro della legge, una scelta che consente al governo di presentare il provvedimento come una misura di reintegrazione e non come un condono generalizzato.

I militanti hanno sei mesi di tempo dalla pubblicazione ufficiale del testo per presentare domanda.

Un consenso parlamentare ampio

Il dato politico più significativo è la larghezza della maggioranza. Tutti i partiti rappresentati in parlamento hanno sostenuto la misura, con l'eccezione dell'İYİ Parti, di orientamento ultranazionalista. Anche il principale partito di opposizione ha dato un appoggio formale, pur registrando alcuni voti contrari tra i propri deputati.

Un'intesa di questa ampiezza è rara su un tema che per decenni ha diviso il Paese. Il conflitto tra lo Stato turco e il Pkk dura dai primi anni Ottanta e tra il 1984 e il 2015 ha causato oltre 40'000 morti. Tentativi di negoziato erano già stati avviati e interrotti in passato.

L'attuale processo è cominciato alla fine del 2024. L'anno scorso il Pkk ha annunciato il proprio scioglimento e la rinuncia alla lotta armata, e la legge approvata rappresenta la contropartita statale a quella decisione: senza uno strumento giuridico che regoli il rientro, migliaia di persone resterebbero soggette a procedimenti aperti.

Restano da verificare due aspetti. Il primo riguarda l'adesione effettiva, che si misurerà solo alla scadenza dei sei mesi. Il secondo riguarda la condizionalità: cinque o dieci anni di sospensione significano che l'esito definitivo dei procedimenti dipenderà da come il processo di pace reggerà nel prossimo decennio.

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