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Tumore al seno, lo screening cambia da cantone a cantone

In Ticino l'adesione al programma di screening è ferma al 60%, mentre alcuni cantoni svizzeri non hanno ancora un programma di mammografia organizzato. Una specialista dell'EOC spiega perché la diagnosi precoce conta e perché la residenza non dovrebbe fare la differenza.

di Brenno 11 ottobre 2026 3 min di lettura

In Ticino si registrano ogni anno circa 370 nuove diagnosi di tumore al seno. Nel 2024 l'adesione al programma di screening si è fermata intorno al 60%, secondo il rendiconto del Consiglio di Stato. Nel mese di ottobre, dedicato alla prevenzione, questi numeri riportano l'attenzione sulla diagnosi precoce e sugli ostacoli che tengono ancora molte donne lontane dai controlli.

Ne ha parlato al Faro della RSI Maria Luisa Gasparri, professoressa e caposervizio in ginecologia e senologia dell'Ente ospedaliero cantonale. Secondo i dati che ha illustrato, lo screening riduce di circa il 20% il rischio di morire per tumore al seno. La possibilità di guarigione dipende dalla biologia della malattia e dallo stadio al momento della diagnosi: su quest'ultimo fattore la diagnosi precoce può incidere. Nei cantoni con programmi organizzati i tumori vengono spesso individuati quando sono meno estesi e coinvolgono meno spesso i linfonodi, il che può significare anche cure meno pesanti. Una lesione piccola può richiedere un intervento circoscritto, mentre una malattia più avanzata può comportare una chirurgia più estesa o la chemioterapia prima dell'operazione, con una fatica che si accumula già prima di arrivare in sala operatoria.

Programmi diversi da cantone a cantone

In Svizzera l'offerta di screening organizzato resta disomogenea. Zurigo, Obvaldo e Nidvaldo sono tra i cantoni senza un programma di mammografia organizzato, mentre Lucerna e Argovia ne prevedono l'avvio quest'anno. L'assenza di un programma non impedisce di eseguire una mammografia, ma segnala una differenza nell'organizzazione della prevenzione. Per Gasparri il punto è garantire pari opportunità: il luogo di residenza non dovrebbe determinare possibilità diverse di individuare precocemente la malattia.

Resta aperto anche il dibattito sull'età di inizio dei controlli. Nel corso della vita circa una donna su otto sviluppa un tumore al seno; l'incidenza cresce dopo i 50 anni, ma circa il 18% delle diagnosi riguarda donne più giovani. Da qui la richiesta della Società svizzera di ginecologia di anticipare lo screening dai 50 ai 45 anni. Le scelte variano da paese a paese: in Svezia si comincia a 40 anni, in Lombardia la soglia è 45. Il confronto riguarda benefici, costi ed esami aggiuntivi necessari, perché prima dei 50 anni il seno è spesso più denso e la lettura della mammografia può richiedere approfondimenti come l'ecografia. Gasparri sottolinea però che curare una malattia scoperta presto può ridurre anche i costi delle cure.

Tra le ragioni della mancata adesione, la specialista indica la mancanza di tempo, la paura delle radiazioni e quella di essere richiamate per un controllo supplementare. Sulle radiazioni invita a valutarne il rischio in rapporto ai benefici: "Se noi consideriamo la dose di radiazioni di una mammografia digitale, questa dose corrisponde a zero quattro millisievert (mSv), l'unità di misura che equivale all'esposizione di radiazioni dell'ambiente di una donna in un quartiere di Manhattan per sette settimane". I richiami riguardano circa il 10% delle prime mammografie; tra le donne richiamate, una su cinque riceve poi una diagnosi di tumore, mentre per le altre l'approfondimento non conferma la malattia. Una donna informata su questi passaggi, osserva Gasparri, può affrontare la prevenzione con meno paura.

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