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Statuto S e 13esima AVS, il Ticino chiede più fondi da Berna

Il Governo cantonale e la deputazione ticinese alle Camere federali chiedono alla Confederazione di partecipare ai costi legati allo statuto S e di non scaricare sui Cantoni il finanziamento della 13esima AVS.

di Gottardo 28 agosto 2026 3 min di lettura

Il Consiglio di Stato ticinese e la deputazione cantonale alle Camere federali hanno fatto il punto, in un incontro, sull'impatto finanziario di due dossier che la Confederazione sta trasferendo ai Cantoni: lo statuto S per i profughi ucraini e il finanziamento della tredicesima mensilità dell'AVS.

Berna ha prorogato di un anno lo statuto S per chi ha prestato servizio militare in Ucraina, e dopo cinque anni lo trasformerà in un permesso di tipo B. In Ticino la misura riguarda 1'700 persone. La presidente del Governo Marina Carobbio Guscetti chiede che la Confederazione partecipi ai costi del cambiamento: "Visti anche i risultati finanziari della Confederazione penso che ci sia il margine per farlo".

Da gennaio dovrebbero rendersi disponibili una trentina di milioni di franchi legati al nuovo assetto dell'ordinanza. Nel frattempo, però, Berna ha già ridotto con misure di risparmio i mezzi destinati all'integrazione. Carobbio si augura che su questo fronte si possano fare passi indietro.

Il nodo più delicato riguarda il mercato del lavoro. Bruno Storni, presidente della deputazione ticinese alle Camere federali, ricorda che in Ticino solo il 25% dei titolari dello statuto S ha trovato un impiego. La concorrenza dei lavoratori frontalieri rende più difficile l'assunzione di questa categoria. Per Storni sono i Cantoni, più dei parlamentari a Berna, ad avere margine di manovra, e devono farlo valere nei confronti della Confederazione.

Il nodo della tredicesima AVS

Il secondo dossier riguarda la tredicesima AVS. La Confederazione ha proposto di trattenere per sé tutte le entrate fiscali supplementari, cantonali e comunali, generate dal nuovo reddito imponibile dei beneficiari. Per il Ticino il costo sarebbe di circa 15 milioni di franchi. Carobbio è netta: il finanziamento della prestazione non può passare dalla sottrazione di risorse ai Cantoni, che già sostengono l'onere fiscale della misura attraverso il gettito ordinario.

A questo si aggiunge il caso dei fondi per la ricostruzione dopo l'alluvione di due anni fa in Vallemaggia. Il rapporto relativo è stato pubblicato e messo in consultazione, ma il messaggio con il relativo finanziamento non è ancora arrivato alle Camere federali. Storni chiede che Berna acceleri.

I tre dossier condividono lo stesso schema: la Confederazione decide nuovi compiti o nuove prestazioni, ma lascia ai Cantoni l'onere di finanziarli o li fa attendere per i fondi già promessi. Per il Ticino, che deve già gestire un mercato del lavoro condizionato dalla frontiera, il rischio è di trovarsi a coprire con risorse proprie scelte prese altrove. Resta aperta la domanda su quanto margine di bilancio federale ci sia davvero per rispondere alle richieste cantonali, e su come si concilino gli sgravi promessi a Berna con nuovi trasferimenti di oneri verso i Cantoni.

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