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Stati Uniti, nuova stretta di sanzioni contro l'Iran

Il Tesoro americano ha lanciato una nuova offensiva di sanzioni contro l'Iran, ampliando le misure secondarie contro banche, imprese e Paesi terzi che commerciano con Teheran. Nel mirino anche gli acquirenti di petrolio iraniano, Cina in testa.

di Redazione 25 agosto 2026 3 min di lettura

Il dipartimento del Tesoro statunitense ha lanciato lunedì una nuova offensiva economica contro l'Iran, chiamata "Operation Economic Outcast". L'obiettivo è interrompere ogni canale di finanziamento del regime di Teheran.

Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha presentato l'iniziativa come una svolta decisiva, definita in anticipo da Washington come un vero "D-Day economico" contro l'Iran. Secondo Bessent, l'amministrazione vuole eliminare ogni risorsa economica che sostiene il regime e bloccare ogni possibile fonte di entrate. Per l'Iran, ha detto, restano solo due strade: la normalizzazione dei rapporti oppure l'isolamento.

Sanzioni secondarie più ampie

Al centro della strategia c'è l'estensione delle sanzioni secondarie. Non riguardano più solo soggetti iraniani, ma anche banche, imprese, intermediari e Paesi terzi che continuano a garantire a Teheran accesso a mercati e finanziamenti. Bessent ha avvertito che chi ricicla denaro iraniano perderà l'accesso al sistema del dollaro. Il presidente Donald Trump starebbe inoltre contattando direttamente diversi leader mondiali per chiedere di interrompere i rapporti economici con l'Iran.

Il Tesoro ha colpito cinque settori che, secondo Washington, il governo iraniano usa per sostenere la propria economia: asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporti marittimi. Le sanzioni riguardano complessivamente quasi 60 tra entità, persone e navi.

Da anni la Cina è la principale acquirente di petrolio iraniano. Washington ha intensificato gli sforzi per limitare gli acquisti cinesi, ma finora ha evitato di sanzionare direttamente le grandi banche cinesi che potrebbero facilitare il commercio di greggio. Secondo l'agenzia Reuters, le spedizioni verso la Cina sono comunque già diminuite: circa 534mila barili al giorno in agosto, contro gli 823mila di luglio e un picco di 1,58 milioni nei mesi precedenti. Gran parte degli scambi passa attraverso raffinerie indipendenti cinesi e circuiti commerciali e finanziari che ora Washington intende colpire.

Pechino ha fatto sapere che seguirà da vicino gli sviluppi e adotterà le misure necessarie a difendere i propri interessi. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha ribadito l'opposizione del suo Paese alle misure coercitive unilaterali, sostenendo che sanzioni e pressioni non aiutano a risolvere i problemi.

Bessent ha annunciato che all'operazione seguirà rapidamente una nuova ondata di sanzioni, con un'importante istituzione finanziaria che dovrebbe essere colpita già questa settimana. L'annuncio rappresenta anche un ultimo avvertimento ai Paesi e alle società che mantengono rapporti con Teheran: correggere la rotta oppure rischiare l'esclusione dal sistema finanziario legato al dollaro.

La nuova stretta arriva dopo quasi sei mesi di conflitto, in una fase di stallo in cui i negoziati di pace restano fermi. Lo stretto di Hormuz continua a essere al centro delle tensioni, mentre Washington mantiene la pressione navale sulle esportazioni iraniane.

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