Svizzera Adattamento climatico
Trattenere l'acqua invece di farla scorrere: il metodo Slow Water
Centodieci aziende agricole svizzere sperimentano stagni, solchi e alberi da foraggio per tenere l'acqua nel suolo. Il progetto della Confederazione durerà fino al 2030.
A Ellbach, nella regione del Napf in canton Lucerna, i prati intorno all'azienda di Urs Burri sono bruciati come quasi ovunque a fine luglio. In mezzo c'è però uno stagno scavato in primavera, con due bacini di ritenzione più piccoli. L'acqua non resta ferma né viene fatta defluire: esce lentamente da tubi di drenaggio e mantiene umido il terreno sottostante.
Burri conduce un'azienda familiare biodinamica con vacche da latte, maiali, pollame, tacchini e api, e ottanta alberi da frutto ad alto fusto. Il problema, spiega, non è la quantità di pioggia ma la sua distribuzione: piove molto in poche ore, poi per settimane non cade nulla. Per un contadino il suolo è il capitale, e un suolo che non produce significa niente foraggio e niente reddito.
Da circa due anni e mezzo la sua azienda partecipa a «Slow Water», progetto promosso dall'Ufficio federale dell'agricoltura e cofinanziato dai cantoni Basilea Campagna, Basilea Città e Lucerna. Vi aderiscono circa 110 aziende nelle regioni pilota. Il programma corre dal 2024 al 2030 e si è dato obiettivi misurabili: ridurre di oltre il 30 per cento il consumo di acqua esterna nella produzione vegetale e di oltre il 20 per cento nell'allevamento.
Le misure previste sono quindici, divise in due famiglie. Da un lato gli interventi idrotecnici: stagni, bacini di ritenzione, canali di infiltrazione, drenaggi regolabili, keyline. Dall'altro le pratiche agricole: lavorazione ridotta del suolo, aumento dell'humus, sottosemina, siepi, sistemi agroforestali. Burri ha scavato solchi keyline profondi una quarantina di centimetri lungo le curve di livello, che frenano l'erosione e portano l'acqua verso le zone più asciutte, e vi ha piantato accanto alberi da foraggio: le radici tengono il terreno, le chiome fanno ombra, le foglie danno minerali agli animali.
Chi non ha alternative
Oliver Schilling, professore di idrologia all'Università di Basilea e ricercatore all'Eawag, riassume il progetto in due obiettivi: ridurre l'erosione del suolo e trattenere l'acqua sul territorio il più a lungo possibile, per poterla usare quando scarseggia. La distinzione che fa è politica oltre che tecnica. L'Altopiano può contare su grandi corsi d'acqua, laghi e falde; le Prealpi, il Giura e le regioni di montagna, durante una siccità lunga, non hanno un piano B. Trattenere l'acqua, osserva, è un rovesciamento rispetto al passato, quando le zone umide venivano drenate per guadagnare superficie coltivabile.
I risultati non si vedono in una stagione. I pascoli di Burri sono coperti di sensori che misurano pioggia, umidità del suolo, livelli e deflussi, con zone di controllo non trattate accanto a quelle trattate. Il gruppo di Schilling sta usando quei dati per costruire una mappa nazionale delle misure più efficaci regione per regione, e dice di essere vicino all'obiettivo.
Intanto il contesto peggiora. Fra aprile e giugno di quest'anno in Svizzera è caduto il 56 per cento delle precipitazioni della media trentennale, e con luglio la siccità regge il confronto con quelle del 1976, 2003 e 2018. In alcune regioni la produzione di latte è calata fino al 30 per cento. Fra giugno e luglio sono stati macellati quasi 70'000 bovini, vitelli esclusi, contro i circa 60'700 dell'anno scorso: oltre il quindici per cento in più. Burri dice di sperare in un fine estate piovoso, che gli permetta di fare fieno a sufficienza e di non vendere animali. Suo figlio è apprendista agricoltore.
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