Mondo Medio Oriente
Il Qatar accusa Israele di prendere tempo sul piano per Gaza
Doha chiede pressione internazionale perché Israele attui la seconda fase del piano in venti punti. Otto Paesi annunceranno passi pratici per farlo avanzare.
Il Qatar sostiene che Israele stia «prendendo tempo» sul percorso negoziale per Gaza, rifiutando la roadmap elaborata dal Board of Peace. Secondo Doha è il comportamento tenuto da Israele lungo tutta la guerra nella Striscia.
A dirlo è Majed al-Ansari, portavoce del ministero degli esteri qatariota, che ha chiesto alla comunità internazionale di esercitare pressione affinché venga attuata la seconda fase del piano in venti punti per Gaza sostenuto dagli Stati Uniti. Hamas quel piano lo ha accettato, ha affermato al-Ansari, e la responsabilità di procedere ricade ora su Israele. Le dichiarazioni sono riportate dal Times of Israel.
Il portavoce ha anche indicato che otto Paesi annunceranno passi concreti per far avanzare il piano: oltre al Qatar si tratta di Giordania, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Pakistan, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto. Non è stato precisato in cosa consistano né quando saranno resi noti.
La seconda fase è la parte più difficile di qualunque schema negoziale su Gaza, perché riguarda l'assetto successivo al cessate il fuoco: chi amministra il territorio, con quali forze di sicurezza e con quale calendario. È il punto in cui le formule concordate sulla carta devono trasformarsi in decisioni verificabili, e in cui finora i diversi piani si sono arenati.
Il dossier iraniano
Nella stessa dichiarazione al-Ansari ha toccato i colloqui in corso fra Stati Uniti e Iran. La priorità del Qatar, ha spiegato, è garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e ripristinare la situazione precedente alla guerra.
Su questo punto Doha pone una condizione di metodo. Qualsiasi accordo futuro sullo stretto, ha detto il portavoce, dovrebbe basarsi sul «consenso regionale e sul pieno rispetto del diritto internazionale». La formula esclude implicitamente intese negoziate soltanto fra Washington e Teheran, senza il coinvolgimento dei Paesi rivieraschi che dallo stretto dipendono per le proprie esportazioni.
Da Israele non risultano per ora repliche pubbliche alle affermazioni qatariote.
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