Svizzera Università svizzere
Studenti triplicati in quarant’anni, ma le materie umanistiche perdono terreno
Uno studio commissionato dall’Accademia svizzera di scienze umane e sociali misura per la prima volta il fenomeno. Nelle dodici università il peso di queste discipline è sceso dal 40% a poco meno del 30%.
Da anni sulle materie umanistiche circolano numeri e titoli allarmistici: vengono descritte come obsolete, elitarie e inutili per le sfide del XXI secolo. Per la prima volta l’Accademia svizzera di scienze umane e sociali ha voluto verificare quanto ci sia di vero, affidando al centro di ricerca zurighese Econcept uno studio sull’evoluzione statistica dal 1980 a oggi. I risultati sono stati ripresi dalla Neue Zürcher Zeitung.
Il primo dato è una crescita netta. In quarant’anni gli iscritti a queste facoltà sono più che triplicati, passando da 18mila a quasi 60mila. Ha contribuito anche la nascita delle scuole universitarie professionali nel 1997. Oggi, sia negli atenei sia nelle SUP, gli studenti di materie umanistiche e sociali sono la maggioranza.
Il rovescio riguarda le proporzioni. Negli ultimi vent’anni il peso di queste discipline sul totale della popolazione studentesca delle dodici università è sceso dal 40% a poco meno del 30%. Il quadro peggiora se si isolano le scienze umane in senso stretto, cioè storia, filosofia, studi linguistici, letterari e culturali, escludendo economia, diritto e psicologia. Quest’ultima, con i suoi numeri, contribuisce a mascherare il calo, ma ha ormai poco a che vedere con le discipline classiche: è diventata una scienza di laboratorio.
Su alcuni settori la fotografia è netta. La teologia tiene, con un numero costante di circa 1200 studenti dal 1980. Le scienze storiche e culturali hanno invece perso quasi un terzo degli iscritti: da quasi 8000 nel 2005 agli attuali 5300. La flessione riguarda soprattutto storia, lingue e letteratura.
Le cause e una scommessa
Fra le spiegazioni, Lea Haller, segretaria generale dell’Accademia, indica alla NZZ il crescente numero di studenti con un passato migratorio, che tendono a preferire istituzioni di fama internazionale come il Politecnico di Zurigo e a scegliere i settori MINT, cioè matematica, informatica, scienze naturali e tecnica. Sono ambiti favoriti da anni di politiche di promozione che stanno dando i loro frutti.
Haller guarda comunque al futuro con ottimismo e individua nell’intelligenza artificiale un’occasione per le competenze umanistiche. «Le competenze delle scienze umane sono indispensabili in un mondo che si sta orientando in modo dirompente verso l’IA. Il pensiero critico e la capacità di formulare buone domande diventeranno più importanti», afferma.
La condizione, però, sta a monte. Per rendere attraenti le discipline umanistiche, avverte Haller, occorre investire nella scuola dell’obbligo e nel recupero delle competenze di lettura e scrittura, in declino fra gli studenti. È un investimento pubblico che non produce risultati misurabili in tempi brevi, e riguarda chi arriva all’università senza gli strumenti per scegliere davvero.
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