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Economia Marchi svizzeri

Mammut passa a un investitore cinese per 500 milioni di euro

La holding inglese Jacobs Capital ha ceduto il marchio di attrezzature di montagna al fondo cinese CPE. La sede principale e la direzione restano a Seon, in Argovia.

di Redazione 4 agosto 2026 2 min di lettura

Mammut cambia proprietà. La holding inglese Jacobs Capital ha ceduto il marchio svizzero di attrezzature e abbigliamento per la montagna all'investitore cinese CPE.

Il comunicato ufficiale non indica il valore dell'operazione. Secondo quanto riportato da Bloomberg la transazione vale 500 milioni di euro, pari a circa 463 milioni di franchi.

L'azienda è stata fondata nel 1862 e ha sede a Seon, in Argovia. Occupa circa 900 persone ed è presente in una cinquantina di Paesi. Più della metà dei ricavi arriva oggi da fuori Europa.

CPE gestisce patrimoni per oltre 150 miliardi di yuan, circa 18 miliardi di franchi, per conto di circa 200 investitori. Si tratta della sua prima operazione in Svizzera.

Che cosa cambia e che cosa resta

Il nuovo proprietario dichiara di voler ampliare la presenza del marchio in Cina e nella regione Asia-Pacifico. Fra le priorità indicate figurano l'innovazione di prodotto, l'adattamento ai mercati locali, l'estensione dei canali di distribuzione e l'ottimizzazione della catena di fornitura.

Le attività e la direzione in Svizzera vengono mantenute. L'amministratore delegato Heiko Schäfer resta in carica con la sua squadra. La sede principale e le funzioni centrali continuano a trovarsi in Argovia.

L'azienda dichiara di voler conservare le proprie radici svizzere, le prestazioni tecniche dei prodotti, la qualità e l'impegno sulla sostenibilità, oltre al legame con la comunità degli sport di montagna.

Jacobs Capital aveva acquistato Mammut nel 2021. Nel periodo della sua proprietà riferisce di aver raddoppiato la redditività e di aver registrato una crescita significativa.

L'operazione si inserisce in una serie di passaggi di marchi svizzeri a proprietà estere. La distanza fra le dichiarazioni di continuità e le scelte industriali degli anni successivi si misura di norma sul mantenimento delle funzioni di sviluppo e sul peso della produzione, elementi che il comunicato non dettaglia.

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