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Economia Nestlé in Russia

Mosca pone due società russe di Nestlé sotto amministrazione controllata

Un decreto di Vladimir Putin toglie a Nestlé il controllo di due filiali russe, affidate alla gestione della società russa L.E.V. Management. Il gruppo svizzero ne resta proprietario, ma non può più disporne in autonomia.

di Gottardo 18 settembre 2026 2 min di lettura
Nestlé
Nestlé Immagine d'archivio Nestlé — CC BY 2.0, Wikimedia Commons

Vladimir Putin ha firmato un decreto che pone due filiali russe di Nestlé, Nestlé Russia e Nestlé Kuban, sotto amministrazione controllata. Il provvedimento, reso noto venerdì, trasferisce la gestione delle quote detenute dalle holding di Nestlé in Svizzera e Germania alla società russa L.E.V. Management.

Nestlé conserva formalmente la proprietà delle due società, ma perde per il momento la possibilità di disporne in autonomia. Interpellato dall'agenzia AWP, un portavoce del gruppo non ha saputo indicare quali conseguenze pratiche comporti la misura.

Un contesto già teso

La decisione arriva dopo che, in agosto, l'azienda russa KS Logistika aveva chiesto a Putin di sottoporre ad amministrazione controllata cinque società russe di Nestlé. All'epoca il gruppo vodese aveva dichiarato di non essere stato contattato dalle autorità e di escludere un ritiro dal mercato russo.

Da tempo Mosca ha inasprito il quadro normativo per le aziende straniere, introducendo strumenti che permettono allo Stato di incidere sulla gestione di imprese operative sul suo territorio. Il caso Nestlé mostra come questi strumenti possano essere attivati anche verso gruppi che, a differenza di molti concorrenti occidentali, avevano scelto di non abbandonare il Paese.

In Russia Nestlé realizza circa il 2% del fatturato complessivo del gruppo, attraverso sei stabilimenti che producono caffè, dolciumi, alimenti per l'infanzia e cibo per animali. Una quota contenuta sul piano dei ricavi, ma che ora espone l'azienda a un rischio di natura giuridica più che commerciale: la possibilità di perdere il controllo operativo di attivi già realizzati, senza una contropartita chiara.

Dopo l'attacco russo all'Ucraina nel 2022, Nestlé aveva scelto di non interrompere le proprie attività nel Paese, giustificando la decisione con la necessità di garantire l'approvvigionamento di beni alimentari di prima necessità alla popolazione, comprese le regioni colpite dal conflitto. Una scelta che aveva attirato critiche, ma che il gruppo aveva mantenuto anche dopo le prime pressioni di questa estate.

Il caso riporta l'attenzione sui rischi che le imprese estere corrono nel restare presenti in Russia in questa fase. La certezza del diritto e la libertà di disporre dei propri investimenti sono condizioni di base per qualunque attività economica: quando vengono meno per decisione politica, il calcolo tra i vantaggi di restare su un mercato e l'esposizione a un intervento statale imprevedibile cambia sensibilmente, anche per gruppi con bilanci solidi come quello di Vevey.

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