Economia Tassi di interesse
Perché i tassi di interesse restano bassi in Svizzera
La Banca nazionale svizzera mantiene il tasso di riferimento allo 0,0% da oltre un anno, mentre Stati Uniti, area euro e Regno Unito continuano ad alzare i loro. Il freno all'indebitamento e la bassa inflazione elvetica spiegano il divario.
La Banca nazionale svizzera (BNS) mantiene il tasso di interesse di riferimento allo 0,0% da oltre un anno. Il livello resta tra i più bassi al mondo. Per chi si indebita, il costo del denaro è contenuto. Per chi risparmia, i depositi bancari non rendono quasi nulla. La BNS tornerà a pronunciarsi il 24 settembre.
Il confronto internazionale
Il quadro internazionale va in direzione opposta. Negli Stati Uniti il tasso di riferimento si colloca fra il 3,5 e il 3,75%, e gli esperti si attendono un rialzo della Federal Reserve questa settimana, il primo dal 2023, seguito da almeno un altro in tempi brevi. Il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, ha indicato la lotta all'inflazione come priorità, il che lascia presagire una correzione dei tassi imminente, nonostante le elezioni di midterm siano vicine.
La Banca centrale europea ha alzato il proprio tasso dal 2,25 al 2,5% giovedì scorso. La Banca d'Inghilterra, ferma al 3,75%, deve riesaminare la propria politica questa settimana: con un'inflazione al 2,9%, quasi un punto sopra l'obiettivo, la pressione per un rialzo resta forte. Il 2,9% è anche il livello medio di inflazione nell'area europea, mentre negli Stati Uniti è al 3,4%. Solo il Giappone si avvicina alla Svizzera, con un tasso all'1%, che la banca centrale nipponica dovrebbe comunque alzare di un punto percentuale entro la fine della settimana.
La Svizzera unisce bassi tassi di interesse, basso debito pubblico e bassa inflazione, una combinazione rara fra i Paesi industrializzati. Caroline Hilb, responsabile investimenti e pensioni di Raiffeisen, lega i tassi contenuti al rincaro moderato e alla forza del franco, aggiungendo un fattore istituzionale: «La Svizzera ha una disciplina del debito molto rigorosa, di cui è anche orgogliosa». Il freno all'indebitamento viene indicato come elemento chiave. Daniel Kalt, capo economista di UBS, ne sottolinea la funzione: «Questo aiuta a limitare il debito e a impedire al governo di spendere eccessivamente il denaro dei contribuenti».
Le ipoteche, però, si sono mosse. Secondo Comparis, i mutui a dieci anni costano in media l'1,9%. Hilb spiega che questi tassi seguono le tendenze internazionali: «Quando i tassi aumentano negli Stati Uniti, aumentano anche in Svizzera». L'aumento resta comunque «significativamente più contenuto» rispetto a quello registrato in altri Paesi europei o negli Stati Uniti.
Per settembre, né Kalt né Hilb vedono margini per un rialzo del tasso di riferimento. L'inflazione svizzera si è fermata allo 0,8% in agosto su base annua, e per Kalt è «ancora troppo bassa» per giustificare una stretta. Hilb concorda: «Attualmente la pressione inflazionistica è ancora insufficiente e il franco è troppo stabile, perché si debba intervenire con un giro di vite sui tassi». Resta aperta la domanda su quanto a lungo la Svizzera potrà mantenere questa disciplina di bilancio, se le pressioni sui tassi provenienti dall'estero dovessero farsi sentire anche sul fronte ipotecario.
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