Mondo Iraq
Le ultime truppe statunitensi lasciano l'Iraq
Il Pentagono ha annunciato il ritiro completo delle truppe statunitensi dall'Iraq, con la partenza degli ultimi soldati dalla base di Erbil. Restano aperte le tensioni con le milizie filoiraniane e la questione del loro disarmo.

Gli Stati Uniti hanno completato il ritiro militare dall'Iraq. Lo ha annunciato mercoledì il Pentagono: gli ultimi soldati hanno lasciato la base aerea di Erbil, nel Kurdistan iracheno, in base a un accordo tra Baghdad e Washington.
Già l'anno scorso le truppe statunitensi avevano abbandonato le basi nella maggior parte del Paese. Nel Kurdistan restavano poche centinaia di militari, e secondo i media locali nelle ultime settimane erano stati trasferiti anche i sistemi di difesa aerea. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha definito la partenza «ordinata» e ha parlato del successo di una campagna durata dodici anni contro lo Stato islamico. La sicurezza passa ora sotto guida irachena, mentre Washington continuerà a fornire addestramento e supporto d'intelligence.
Il premier iracheno Ali al-Zaidi ha avvertito che la fine della missione internazionale non significa la fine della lotta al terrorismo. Il Paese, ha detto, si assume ora piena responsabilità della propria sicurezza, e i gruppi armati non statali non dovranno più detenere armi.
Le reazioni delle milizie vicine a Teheran sono state diverse. Asaib Ahl al-Haq ha salutato il ritiro come una vittoria contro la presenza militare straniera, chiedendo al governo di ottenere la partenza anche delle truppe turche nel nord del Paese. Toni più duri sono arrivati da Kata'ib Hezbollah, che si è detta pronta a rovesciare il governo al-Zaidi «con ogni mezzo» se agirà contro gli interessi del popolo, minacciando anche di abbattere aerei nemici nello spazio aereo iracheno. Il religioso sciita Muqtada al-Sadr ha invece chiesto a Washington un risarcimento per i danni dell'occupazione. Nella regione curda, già colpita duramente durante la guerra contro l'Iran, cresce la preoccupazione.
Il nodo del disarmo
Il ritiro americano avrebbe dovuto procedere insieme al disarmo delle milizie filoiraniane e alla loro integrazione nelle strutture di sicurezza statali. Questo passaggio, annunciato da al-Zaidi, è stato però rinviato a giugno 2027: le milizie più forti rifiutano finora di consegnare le armi, e un disarmo imposto con la forza rischia di riaccendere la violenza.
Resta inoltre aperta la questione della presenza tedesca. Il mandato della Bundeswehr a Erbil, fino a 500 militari, scade a gennaio, ma secondo il ministro degli Esteri Johann Wadephul la Germania potrebbe restare anche dopo la fine della missione multinazionale.
Il ritiro chiude un capitolo iniziato nel 2003 con l'invasione statunitense che rovesciò Saddam Hussein, proseguito nel 2014 con il ritorno delle truppe alla guida di una coalizione internazionale contro l'IS, dichiarato sconfitto militarmente in Iraq nel 2017. Restano però cellule del gruppo jihadista attive, responsabili di sporadici attentati, mentre il confronto tra Stati Uniti e Iran sul suolo iracheno, che nel 2020 portò all'uccisione del generale Qassem Soleimani, non si è ancora concluso.
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