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Omicidio Regeni, la Corte d'Assise di Roma condanna tre 007 egiziani

La Corte d'Assise di Roma ha condannato a dieci anni tre agenti dei servizi segreti egiziani per il sequestro e la tortura di Giulio Regeni, escludendo l'accusa di omicidio. Il quarto imputato, un generale, è stato assolto.

di Redazione 29 settembre 2026 2 min di lettura
Omicidio di Giulio Regeni
Omicidio di Giulio Regeni Immagine d'archivio Asiaecica — CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

La Corte d'Assise di Roma ha pronunciato la sentenza nel processo per il sequestro, la tortura e l'uccisione di Giulio Regeni, il dottorando dell'Università di Cambridge morto al Cairo fra gennaio e febbraio del 2016. Il processo si è svolto in contumacia, a oltre dieci anni dai fatti: i quattro imputati, tutti appartenenti ai servizi segreti egiziani, non si sono mai presentati davanti ai giudici italiani in tutti questi anni di indagini e udienze.

Tre degli imputati sono stati condannati a dieci anni di carcere ciascuno: il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. Per tutti e tre i giudici hanno escluso l'accusa di omicidio, riconoscendo invece quelle di sequestro di persona e di tortura. Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto da ogni accusa a lui contestata.

Le pene inflitte sono nettamente inferiori a quelle chieste dalla procura, che aveva domandato l'ergastolo per Sharif, ritenuto l'esecutore materiale del sequestro e delle torture inflitte a Regeni, e 17 anni di reclusione per ciascuno degli altri tre imputati, compreso Sabir.

Il caso

Regeni, 28 anni, dottorando all'Università di Cambridge, era stato sequestrato al Cairo nel giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir. Da quel momento del giovane ricercatore non si erano più avute notizie, fino al ritrovamento del suo corpo, avvenuto una settimana più tardi in un fosso a lato di una strada nei pressi della capitale egiziana. Sul cadavere erano visibili i segni delle torture subite prima della morte.

La famiglia di Regeni ha accolto con soddisfazione la sentenza della Corte d'Assise. Della stessa opinione si è detto il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, che ha sottolineato come le autorità egiziane non abbiano mai collaborato con la giustizia italiana in tutti gli anni di indagini e di processo che hanno preceduto il verdetto.

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