Svizzera Cooperazione internazionale
La Svizzera taglia gli aiuti allo sviluppo in tredici Paesi dal 2029
Dal 2029 la Confederazione ridurrà i Paesi prioritari della cooperazione allo sviluppo da 34 a 21 e trasferirà 330 milioni di franchi all'anno dalla cooperazione allo sviluppo all'aiuto umanitario.
Dal 2029 la Svizzera prevede di interrompere gli aiuti allo sviluppo in tredici Paesi. Lo ha confermato domenica il Dipartimento federale degli affari esteri, dopo un'anticipazione della SonntagsZeitung. Il numero degli Stati considerati prioritari per la cooperazione scenderà da 34 a 21.
Tra i Paesi che usciranno dalla lista figurano Nepal, Armenia, Georgia, Zimbabwe, Tanzania e Tunisia. Anche il sostegno alle organizzazioni multilaterali si ridurrà: la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) punta a concentrarsi su 18 organizzazioni, contro le 24 attuali.
Interpellato da Keystone-ATS, un portavoce del dipartimento ha confermato che la direzione della DSC ha già elaborato un primo orientamento per attuare la decisione presa dal Consiglio federale il 24 giugno. Il DFAE precisa che i Paesi prioritari resteranno 21, e non 20 come scritto dal domenicale.
Più risorse all'emergenza, meno alla cooperazione di lungo periodo
Il riorientamento prevede il trasferimento di 330 milioni di franchi all'anno dalla cooperazione allo sviluppo verso l'aiuto umanitario. La DSC contribuirà alla riassegnazione con 296 milioni di franchi. Le risorse liberate andranno interamente ai soccorsi d'urgenza, alle azioni dirette e ai contributi ai partner attivi sul terreno.
Secondo il DFAE, la Svizzera potrà così reagire più rapidamente e con maggiori risorse a guerre, crisi e catastrofi naturali, come quella che ha recentemente colpito il Nepal, che pure figura tra i Paesi in uscita dalla lista dei prioritari.
La scelta comporta una riduzione dell'impegno pluriennale nei Paesi coinvolti, dove la cooperazione allo sviluppo sostiene spesso programmi legati a scuola, sanità e infrastrutture di base. Restano aperte domande su quali conseguenze avrà l'uscita dei tredici Paesi per le popolazioni interessate e per il personale locale impiegato nei progetti, e su come verrà gestito il passaggio verso altri donatori o verso l'aiuto umanitario d'emergenza, che per sua natura risponde a bisogni immediati più che a percorsi di sviluppo di lungo termine.
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