Cantone Parità salariale
La parità salariale nel pubblico impiego resta un obiettivo lontano
La Carta per la parità salariale nel settore pubblico compie dieci anni: oltre trenta Comuni ticinesi l'hanno firmata, ma nel 2024 il divario nel pubblico impiego era ancora di 847 franchi.

Nel 2016 il Consiglio federale ha lanciato la Carta per la parità salariale nel settore pubblico, cinque articoli che richiamano un principio sancito dalla Costituzione: a lavoro di uguale valore, salario uguale. Per il Ticino la firma porta la data dell'allora presidente del Governo cantonale, Manuele Bertoli. Dieci anni dopo, il bilancio resta parziale.
In Svizzera hanno aderito 175 tra cantoni, comuni, consorzi e aziende parastatali. In Ticino la richiesta del Consiglio di Stato di sottoscrivere la Carta ha convinto oltre trenta Comuni, un numero che la delegata cantonale per le pari opportunità, Rachele Santoro, definisce sorprendente. Ma la firma, dice, è solo il primo passo: ora bisogna verificare come i singoli enti intendono tradurre in pratica gli impegni sottoscritti, a partire da un'analisi delle proprie prassi salariali.
Il punto di partenza non è confortante. Nel 2024 nel settore pubblico ticinese la differenza salariale tra uomini e donne era ancora di 847 franchi. Secondo Santoro, avere classi salariali uguali per tutti non basta: la disparità nasce anche da condizioni di lavoro che non garantiscono lo stesso accesso alle funzioni dirigenziali e alla carriera.
L'esempio di Locarno
Tra i comuni firmatari c'è Locarno, che negli ultimi anni ha ampliato le misure di conciliabilità tra lavoro e famiglia: congedi, flessibilità, tempo parziale, job sharing. Il sindaco Nicola Pini spiega che l'obiettivo riguarda sia le donne sia gli uomini che vogliono costruire una famiglia senza rinunciare alla carriera.
Locarno impiega 423 persone, più della metà donne, e destina 199 franchi pro capite alla conciliabilità lavoro-famiglia. Il Comune è stato tra i primi ad aprire un nido dell'infanzia comunale, che oggi conta circa 80 posti: uno studio condotto in vista dell'aggregazione con gli altri Comuni del comprensorio ha rilevato che circa il 60% dei posti negli asili nido della regione si trova a Locarno. Sui 4,2 milioni di franchi spesi ogni anno nel comprensorio per la conciliabilità, oltre 3,2 milioni arrivano dalle casse della Città.
Resta da capire se questi investimenti, concentrati in un solo Comune, basteranno a ridurre un divario che riguarda l'intero settore pubblico cantonale, e se le amministrazioni che hanno firmato la Carta senza le stesse risorse di Locarno riusciranno a garantire le medesime opportunità di carriera alle proprie dipendenti.
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