Mondo Golfo Persico
Teheran smentisce le voci su Khamenei e tiene chiuso lo Stretto di Hormuz
I media ufficiali iraniani annunciano un incontro fra la Guida suprema e il presidente Pezeshkian. I colloqui con l’Oman sono alla fase finale, ma per riaprire il traffico Teheran pone nuove condizioni a Washington.
Lo Stretto di Hormuz resta bloccato. L’Iran chiede agli Stati Uniti di accettare nuove condizioni, fra cui il pagamento dei danni di guerra, e smentisce le voci su una Guida suprema in fin di vita.
Tutti i media ufficiali iraniani, compresa Press Tv in lingua inglese, hanno rilanciato in contemporanea lo stesso annuncio: «L’Ayatollah Mojtaba Khamenei ha incontrato il presidente Masoud Pezeshkian in occasione dell’inizio del terzo anno di mandato di quest’ultimo». I due, riferiscono le agenzie, «hanno discusso a lungo delle sfide che il Paese deve affrontare, tra cui le esigenze di sostentamento della popolazione, la terza guerra di aggressione in corso, le prospettive future, gli sviluppi militari e la collaborazione economica con i partner stranieri».
L’anniversario dell’insediamento di Pezeshkian cade il 30 luglio, quindi l’incontro sarebbe avvenuto nei giorni scorsi. La data non è compatibile con le voci diffuse dai dissidenti all’estero, secondo cui Khamenei sarebbe in condizioni gravissime. Poco dopo la pubblicazione della notizia, corredata da una sola fotografia, l’agenzia Mizan, organo della magistratura iraniana, ha pubblicato le dichiarazioni di un vicecomandante dei Basij: sarà diffuso un video della Guida suprema in pubblico e durante incontri con i comandanti militari.
Sul fronte diplomatico il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha spiegato che «i colloqui con l’Oman sono incentrati sulla gestione di Hormuz, sull’introduzione di nuove rotte e siamo alla fase finale, potremmo raggiungere un accordo ma ciò non significa che il traffico nello Stretto sarà aperto, perché prima gli Usa devono accettare le nostre condizioni». Araghchi ha confermato che al momento non esiste un dialogo diretto con Washington.
Gli Houthi colpiscono nel Mar Rosso
Nelle stesse ore i ribelli Houthi hanno alzato il livello dello scontro. Con missili e droni hanno colpito l’impianto petrolifero del gruppo saudita Saudi Aramco a Jizan, provocando un incendio, e la zona yemenita di Mocha, controllata dalle forze governative sostenute da Riad. Qui l’obiettivo principale è stato il porto di al-Makha: il bilancio comunicato dalle forze governative è di almeno 11 morti, otto soldati e tre civili, e 35 feriti.
Gli attacchi sono arrivati all’indomani del Patto della Mecca fra Ankara, Islamabad e Riad, a cui secondo fonti turche potrebbe presto aderire anche il Cairo. Gli Houthi hanno rivendicato le operazioni sostenendo che «è certo e inevitabile che l’Arabia Saudita sarà costretta a lasciare lo Yemen e a pagare un risarcimento per ogni pietra che ha distrutto nel Paese». Diversi analisti ritengono che i ribelli possano approfittare del momento per rompere la tregua e conquistare altri territori, a partire proprio dall’area colpita.
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