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Economia Ipotesi

Scommettere su chi non ha ancora fatto niente: due metodi

Un esercizio della redazione. Locarno seleziona 233 film su 7759 candidature e riserva un premio alle opere prime. Un fondo di capitale di rischio affronta lo stesso problema con una matematica diversa.

di Gottardo 6 agosto 2026 2 min di lettura

Peter Thiel non è a Locarno. Questo articolo mette a confronto due istituzioni che si trovano davanti allo stesso problema: decidere di chi fidarsi quando non esiste ancora un risultato da valutare.

Il festival lo affronta su larga scala. Alla 79esima edizione sono arrivate 7759 candidature, e ne sono state accolte 233, poco più del tre per cento. La sezione Cineasti del presente è riservata a opere prime e seconde e ne allinea sedici. Un premio distinto va alla migliore opera prima, affidato a una giuria composta dal francese Matthieu Darras, dalla sudcoreana Sung Moon e dalla svizzero-peruviana Klaudia Reynicke.

Nel concorso principale figura anche «A Margem do Rio» dei brasiliani Matheus Farias ed Enock Carvalho, ammesso pur essendo un esordio alla regia.

Thiel affronta lo stesso problema con Founders Fund, avviato nel 2005. Nel 2004 aveva investito 500'000 dollari in una società guidata da un ventenne, e quella scommessa è diventata il caso più citato della sua carriera.

Dove la matematica diverge

Il capitale di rischio si regge su una distribuzione fortemente asimmetrica. Il fondo mette in conto che la maggior parte delle scommesse non restituisca nulla, perché il rendimento arriva da un numero molto ristretto di casi. La perdita su venti investimenti è irrilevante se il ventunesimo compensa tutto.

Un festival non può funzionare così. Se dei diciassette film in concorso soltanto uno reggesse alla visione, la selezione perderebbe credibilità e l'anno successivo il pubblico e i compratori non si presenterebbero. Il festival deve avere ragione su molti casi, non su uno solo.

Ne discende una diversa tolleranza all'errore. Il fondo cerca il caso estremo e accetta di sbagliare quasi sempre. La rassegna cerca una media alta e non può permettersi un tasso di fallimento paragonabile.

C'è però un punto in cui i due metodi si somigliano. Entrambi selezionano su segnali indiretti, perché il prodotto non esiste ancora nella sua forma finale. Un investitore valuta le persone, un programmatore valuta un film che nessun pubblico ha ancora visto.

Il vantaggio del festival è che il costo dell'errore è basso. Un film sbagliato in programma occupa una sala per due ore, e la selezione dell'anno seguente riparte da zero. Nel capitale di rischio l'errore resta in portafoglio per anni.

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