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La lista nera in retrospettiva e il denaro che chiude un giornale

Un esercizio della redazione. Locarno79 dedica cinquanta film alle persone escluse dal lavoro per motivi politici. Dieci anni fa un finanziamento privato di una causa civile portò alla chiusura di una testata americana.

di Brenno 6 agosto 2026 3 min di lettura

Peter Thiel non è a Locarno e non c'è alcun legame fra la sua vicenda e la retrospettiva del festival. Questo testo accosta due casi distanti nel tempo e diversi per natura, perché entrambi riguardano la stessa domanda: che cosa succede quando chi dispone di risorse può decidere chi continua a lavorare e chi no.

La retrospettiva della 79esima edizione si intitola «Red & Black - The Hollywood Left and the Blacklist» e comprende cinquanta titoli fra film di finzione, documentari, cinegiornali e cortometraggi. Le opere vengono da sette Paesi e sono state realizzate da cineasti e professionisti perseguitati o iscritti nella lista nera durante la caccia alle streghe del senatore McCarthy, oppure sono dedicate a loro. La cura è del critico iraniano Ehsan Khoshbakht.

Il secondo caso

Nel 2016 Thiel confermò di avere finanziato con circa dieci milioni di dollari la causa del lottatore Hulk Hogan contro il sito Gawker. Il procedimento riguardava la pubblicazione di un video privato. Una giuria della Florida riconobbe a Hogan 115 milioni di dollari, poi portati a 140. La vertenza si chiuse con un accordo da 31 milioni, e la testata cessò le pubblicazioni.

Thiel spiegò che Gawker aveva pubblicato nel 2007 un articolo che rivelava la sua omosessualità, e definì il finanziamento della causa come una delle cose filantropicamente più significative che avesse fatto. In un procedimento successivo i suoi avvocati indicarono anche una motivazione economica accanto alla tutela della sfera privata.

Le differenze sono sostanziali e vanno dette. La lista nera fu una persecuzione politica coordinata fra commissioni parlamentari e studi cinematografici, che colpì centinaia di lavoratori per le loro opinioni e senza processo. Il caso Gawker fu una causa civile su una questione di privacy, decisa da una giuria, e il finanziamento della lite da parte di un terzo è pratica legale negli Stati Uniti.

Chi difende quel finanziamento osserva inoltre che la pubblicazione di un video privato non è giornalismo e che una sentenza non è una lista di proscrizione.

Il punto di contatto è però reale e riguarda l'esito, non il diritto. In entrambi i casi una redazione ha smesso di esistere e alcune persone hanno perso la possibilità di lavorare, senza che questo derivasse dal giudizio dei lettori o dal mercato.

Il valore della retrospettiva sta anche qui. Una rassegna che rimette in circolazione film che qualcuno voleva far sparire mostra quanto sia lungo il tempo necessario perché quelle opere tornino visibili, e quanto sia breve quello necessario per farle sparire.

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