Cantone Economia alpestre
In Leventina la siccità riduce la produzione di formaggio d'alpe
In Valle Leventina la produzione di formaggio d'alpe è scesa fino al 20% a causa della siccità estiva. Il produttore Nicola Pedrini segnala perdite di reddito e difficoltà a reperire acqua per la prossima stagione.

In Valle Leventina, a Nante, le forme di formaggio d'alpe entrate in cantina quest'anno sono meno delle stagioni scorse. Nicola Pedrini, produttore della zona, ha spiegato a Il Quotidiano che la siccità estiva ha seccato l'erba anche nei pascoli più alti, rendendola meno appetibile per gli animali. La produzione è calata di circa il 15-20% rispetto agli anni precedenti, con un effetto diretto sugli introiti che riesce a portare a casa dalla stagione alpestre.
Aumentare i prezzi non è semplice
Pedrini è anche membro di comitato della Società ticinese di economia alpestre. Per compensare le perdite, dice, un aumento dei prezzi sarebbe "più che dovuto", ma non è un'opzione facile da applicare in questo momento: il formaggio d'alpe ha già un prezzo relativamente alto, nonostante la buona reputazione presso i consumatori. Il mercato, insomma, non garantisce automaticamente un ritorno proporzionato a chi produce in condizioni climatiche più avverse: chi lavora in alpe assorbe da solo l'effetto della siccità, senza poter trasferire il costo a valle.
Pedrini guarda già alla prossima stagione. Sull'acqua, ha detto, "siamo proprio a minimi": se la siccità dovesse continuare, serviranno nuove soluzioni o investimenti per l'approvvigionamento. Al suo alpe di Pesciüm, dove portano le mucche, gli investimenti nell'acquedotto del patriziato hanno permesso di sfruttare ogni goccia disponibile. Ma non tutti gli alpi ticinesi si trovano nella stessa condizione: allacciarsi a una fonte o a una condotta può essere impossibile, oppure costare centinaia di migliaia di franchi.
Per un'attività che dura al massimo cento giorni l'anno, ammortizzare una spesa di questa portata è difficile. Pedrini ipotizza di cercare sinergie con altre attività della zona, come gli impianti turistici di Pesciüm, per ripartire i costi su un periodo più lungo. Resta aperta la domanda di chi debba sostenere questi investimenti: se i singoli produttori, già alle prese con stagioni brevi e margini ridotti, o un sostegno più ampio che permetta all'economia alpestre di affrontare un clima sempre più secco senza scaricare tutto il peso su chi lavora in alta quota.
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