Economia Cantieri e canicola
Gli impresari costruttori chiedono di togliere le penali per il caldo
La Società svizzera degli impresari costruttori ha lanciato una petizione per ottenere regole chiare sulle interruzioni. Oggi i ritardi dovuti al caldo estremo non danno diritto a un adeguamento contrattuale.
La Società svizzera degli impresari costruttori ha lanciato una petizione sulle conseguenze contrattuali del caldo estremo. Chiede che i cantieri non subiscano penali quando i lavori rallentano a causa delle ondate di calore.
L'associazione domanda condizioni quadro eque e realistiche durante la canicola. Le richieste sono tre: una protezione efficace della salute dei lavoratori, termini di esecuzione realistici e regole chiare sulle interruzioni per caldo estremo.
Una lacuna nel trattamento dei ritardi
Il punto sollevato riguarda una differenza di trattamento. I ritardi legati al maltempo sono già previsti dalla prassi contrattuale. Quelli causati dal caldo estremo vengono invece considerati solo di rado ai fini di un indennizzo o di un adeguamento dei termini.
La conseguenza è che le penali possono scattare anche quando le circostanze sfuggono al controllo dell'impresa e dei lavoratori. L'associazione sottolinea che le aziende si trovano nel frattempo sotto la pressione di scadenze sempre più strette.
La questione ha una dimensione economica precisa. Interrompere i lavori nelle ore più calde protegge la salute di chi opera all'aperto, ma sposta il costo del ritardo su chi esegue l'opera. Finché il contratto non prevede quel caso, l'impresa deve scegliere fra la penale e l'esposizione dei propri dipendenti.
Il tema è già arrivato in Parlamento. Una mozione approvata dal Consiglio nazionale nel dicembre del 2024 chiede misure federali affinché i fattori naturali siano considerati nella pianificazione dei lavori.
Il percorso si è però fermato nella Camera dei Cantoni. Nel marzo del 2025 la Commissione dell'economia del Consiglio degli Stati ha dichiarato di condividere gli obiettivi della mozione, ma ne ha raccomandato la reiezione. La motivazione è che misure analoghe erano già in corso attraverso una tavola rotonda con le parti sociali.
L'associazione non ha indicato quante firme intende raccogliere né entro quando. Non è stato precisato nemmeno quali modifiche normative sarebbero necessarie per introdurre le regole richieste.
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