Svizzera Migrazione e asilo
Il Consiglio federale respinge l'iniziativa UDC sulle frontiere
Il Governo invita il Parlamento a bocciare senza controprogetti l'iniziativa popolare dell'UDC "Fermare gli abusi nell'asilo". Secondo l'Esecutivo la proposta avrebbe costi altissimi e indebolirebbe la sicurezza interna.
Il Consiglio federale ha chiesto venerdì al Parlamento di respingere l'iniziativa popolare dell'Unione democratica di centro "Fermare gli abusi nell'asilo", nota anche come "Iniziativa per la protezione delle frontiere". Il Governo propone di bocciarla senza presentare né un controprogetto diretto né uno indiretto.
Secondo l'Esecutivo, il testo democentrista comporterebbe costi molto elevati, comprometterebbe il benessere del Paese, indebolirebbe la sicurezza interna e metterebbe in discussione la tradizione umanitaria svizzera. Il Consiglio federale lo giudica anche difficile da attuare e inadatto a contrastare la migrazione irregolare e la criminalità transfrontaliera.
Cosa chiede l'iniziativa
Il testo prevede il controllo sistematico di tutte le persone in entrata e il presidio completo dei valichi di confine. Chi non soddisfa le condizioni di ingresso dovrebbe essere respinto. La Svizzera non potrebbe più concedere l'asilo a più di 5'000 persone all'anno. Per chi soggiorna irregolarmente nel Paese, l'iniziativa introdurrebbe l'obbligo per le autorità di segnalare la loro presenza, la nullità dei contratti di lavoro, l'esclusione dalle assicurazioni sociali e malattia, e l'obbligo di lasciare la Svizzera entro 90 giorni.
Il Consiglio federale calcola che ogni giorno la frontiera svizzera viene attraversata circa 2,2 milioni di volte, anche da centinaia di migliaia di frontalieri. Controlli permanenti e sistematici graverebbero pesantemente sull'economia e sul traffico pendolare nelle zone di confine, comprese quelle ticinesi, generando miliardi di franchi di costi legati alla congestione. Vi si aggiungerebbero le spese per l'aumento del personale addetto alla protezione delle frontiere.
Il Governo ritiene inoltre che i controlli sistematici non servirebbero a frenare la migrazione secondaria: i controlli doganali attuali, basati su situazione e rischio, sono già efficaci e possono essere ulteriormente intensificati.
L'introduzione di controlli sistematici metterebbe a rischio la partecipazione della Svizzera al sistema Schengen/Dublino. Un'uscita da questo sistema farebbe perdere alla Confederazione l'accesso alle banche dati di ricerca europee, indebolendo la sicurezza interna. Un rapporto pubblicato venerdì dal Consiglio federale stima i costi annuali di un abbandono di Schengen/Dublino tra 5,8 e 16,1 miliardi di franchi.
Il limite di 5'000 asili all'anno, secondo l'Esecutivo, non eviterebbe comunque l'esame individuale di ogni domanda. Le persone in fuga da zone di conflitto non potrebbero più ricevere un'ammissione provvisoria, il che metterebbe in discussione la tradizione umanitaria elvetica.
Pur respingendo l'iniziativa, il Consiglio federale riconosce la necessità di intervenire sulla migrazione. I movimenti migratori secondari nello spazio Schengen andrebbero contenuti con misure previste dal Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, a cui la Svizzera partecipa. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia sta inoltre preparando, con i Cantoni, modifiche di legge per alleggerire il sistema d'asilo e rafforzare la sicurezza in questo ambito.
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