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Economia Regolamentazione bancaria

Il Consiglio degli Stati frena la stretta patrimoniale su UBS

La Commissione dell'economia del Consiglio degli Stati vuole ridurre l'obbligo di capitale proprio per le filiali estere di UBS, sostituendolo in parte con obbligazioni AT1. La proposta contrasta con quella del Consiglio federale e viene criticata dalla ministra delle finanze Karin Keller-Sutter.

di Gottardo 2 settembre 2026 3 min di lettura

La Commissione dell'economia del Consiglio degli Stati ha deciso lunedì di attenuare le richieste del Consiglio federale sulla regolamentazione "too big to fail" per UBS. Secondo la proposta della commissione, la banca dovrà coprire le partecipazioni estere al 50% con obbligazioni AT1 (Additional Tier 1) e non al 100% con capitale proprio, come chiesto dal Governo. La decisione servirà da base ai lavori del Consiglio degli Stati nella prossima sessione parlamentare.

Le reazioni sono per lo più critiche. Il Partito socialista e i Verdi sostengono che per le banche di rilevanza sistemica cambierebbe poco. Anche la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter si dice contraria: "Per il Governo si trattava di trarre gli insegnamenti dalla crisi di Credit Suisse, elaborando una soluzione sostenuta dalla Banca Nazionale Svizzera (BNS), dalla Vigilanza finanziaria, dal Fondo Monetario internazionale e da altri organismi che conoscono bene i rischi dei mercati. Io continuerò a battermi in questa direzione."

Il nodo del capitale

Oggi la copertura delle filiali estere è al 45% di capitale proprio. Il Consiglio federale vuole portarla al 100%; la commissione propone il 50%, con il resto coperto da obbligazioni AT1, convertibili in capitale proprio a determinate condizioni contrattuali. Per il presidente della commissione Eric Ettling (Centro) non si tratta di un favore a UBS: "Non è un regalo per UBS, ma un compromesso, anche perché le AT1 diventeranno care e questo verrà a costare parecchio a UBS." Keller-Sutter ribatte che l'affidabilità dello strumento resta incerta: "Non lo si sa ancora con esattezza: le perizie da noi commissionate hanno espresso forti riserve e ritengono questa proposta giuridicamente incerta e non necessariamente praticabile." La ministra respinge inoltre le accuse, mosse da alcuni esperti di diritto economico, secondo cui la commissione avrebbe ceduto al lobbismo di UBS: ricorda che dopo la crisi finanziaria del 2008 un tentativo di regolare per via di ordinanza fu già ammorbidito dalle pressioni del settore, e ritiene che ora tocchi al Parlamento assumersi la responsabilità della scelta.

Il docente dell'USI Edoardo Beretta osserva che le obbligazioni AT1 possono rafforzare il capitale delle banche, ma restano titoli di debito ibridi: offrono una copertura dei rischi meno solida del capitale proprio puro, da cui una certa diffidenza degli investitori nonostante l'affidabilità generale dello strumento.

UBS accoglie con favore il lavoro della commissione ma resta critica sulla proposta, che comporterebbe comunque un aumento sensibile dei costi per la banca. Il CEO del gruppo ha scritto su LinkedIn di apprezzare gli sforzi della commissione per trovare un'alternativa alle richieste del Consiglio federale, giudicate estreme, sottolineando anche il maggiore allineamento delle AT1 elvetiche alla prassi internazionale.

Resta aperta la domanda di fondo: se il compromesso della commissione riduca davvero il rischio, per i contribuenti, di dover intervenire in caso di un nuovo dissesto bancario, o se sposti soltanto nel tempo un problema di solidità patrimoniale che la crisi di Credit Suisse aveva reso evidente.

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