Economia Regolamentazione bancaria
UBS, gli Stati frenano la stretta del Consiglio federale sui fondi propri
La Commissione dell'economia del Consiglio degli Stati vuole regole più severe per le banche di importanza sistemica, ma respinge la copertura al 100% con fondi propri di base voluta dal Consiglio federale. Propone invece un mix con obbligazioni AT1; oggi la norma riguarda solo UBS.
La Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio degli Stati ha deciso lunedì di correggere il progetto del Consiglio federale sulle banche di importanza sistemica, oggi solo UBS. Il testo del Governo chiedeva che le partecipazioni estere fossero coperte al 100% con fondi propri di base di prima classe, i cosiddetti CET-1. La Commissione ha scelto invece una via meno onerosa: la metà della copertura potrà arrivare da obbligazioni AT1 (Additional Tier 1).
Le obbligazioni AT1 offrono un rendimento più alto di altri strumenti di debito. In cambio, possono essere convertite in capitale proprio o azzerate se la banca entra in difficoltà, come è avvenuto con Credit Suisse.
La decisione è stata presa con dieci voti a favore e due contrari, dopo un lungo dibattito. Alla seduta hanno partecipato la consigliera federale Karin Keller-Sutter, a capo del Dipartimento federale delle finanze, e Daniela Stoffel, che dirige la Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali.
Un compromesso, non un regalo
Il presidente della Commissione, Erich Ettlin (Centro/OW), ha respinto l'idea che la decisione favorisca UBS: "Si tratta di un compromesso e non di un regalo a UBS." Ettlin ha aggiunto che comprare obbligazioni AT1 comporta comunque un costo per la banca, anche se la Commissione non è riuscita a quantificarlo.
UBS si era opposta con forza alla proposta del Consiglio federale. Attualmente la copertura richiesta per le partecipazioni estere è del 60%, un livello che sia il Governo sia la Commissione considerano da alzare.
Ettlin ha motivato la scelta con un doppio obiettivo: "Vogliamo rafforzare le regole per proteggere meglio i contribuenti, ma anche per garantire che l'economia non sia soggetta a un eccesso di regolamentazione." La formula riassume il nodo del dossier too big to fail: quanto capitale in più serve per evitare che un salvataggio bancario ricada di nuovo sui contribuenti, e quanto questo capitale extra pesi sulla competitività di una banca che opera su scala globale.
La Commissione non ha invece avuto il tempo di esaminare il meccanismo di garanzia statale di liquidità, un altro tassello della riforma avviata dopo il crollo di Credit Suisse. Il dossier passa ora alle Camere federali, dove il confronto tra la linea più severa del Governo e quella più morbida della Commissione dovrà trovare una soluzione definitiva.
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