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Per la prima volta l'intelligenza artificiale progetta nuovi virus

Un gruppo dell'Arc Institute di Palo Alto ha usato il modello Evo per generare genomi di virus che infettano soltanto i batteri. Lo studio è pubblicato su Science.

di Redazione 6 agosto 2026 2 min di lettura

Un gruppo di ricerca dell'Arc Institute di Palo Alto, in California, ha generato nuovi tipi di virus con l'intelligenza artificiale. È la prima volta che accade, secondo lo studio pubblicato sulla rivista Science e ripreso dal New York Times.

Lo strumento usato è un modello chiamato Evo, il cui funzionamento viene paragonato a quello di ChatGPT. Invece delle parole, il modello lavora sulle quattro lettere dell'alfabeto del Dna: A, C, G e T.

L'addestramento è avvenuto su sequenze genetiche provenienti da milioni di organismi, per un totale di circa 9000 miliardi di nucleotidi. Il modello ha poi prodotto nuove molecole di Dna, che i ricercatori hanno inserito in cellule batteriche.

I limiti posti a monte

Il riferimento naturale è il Phi X-174, un virus che esiste in natura e infetta soltanto i batteri. I virus ottenuti si comportano allo stesso modo: infettano batteri e non rappresentano una minaccia per gli esseri umani.

La scelta non è casuale. Dai dati di addestramento sono stati esclusi i virus che infettano gli esseri umani e i patogeni analoghi che colpiscono altri organismi.

Il biologo computazionale Brian Hie, dell'Università di Stanford, ha spiegato la ragione della decisione. «Volevamo semplicemente essere estremamente cauti», ha dichiarato.

Resta aperta una questione di regolamentazione. Negli Stati Uniti sono state introdotte norme che limitano la ricerca ad alto rischio nelle scienze della vita, ma la ricerca computazionale come questa non risulta coperta da quelle disposizioni.

È la distanza fra il perimetro delle regole e quello delle tecniche disponibili. Le norme sono state scritte pensando al laboratorio, mentre una parte del lavoro si svolge ora su modelli addestrati sul genoma.

I risultati mostrano che un modello può produrre genomi funzionanti a partire da sequenze note. Quali categorie di organismi restino fuori dal suo raggio dipende, per ora, da chi seleziona i dati di partenza.

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