Mondo Stati Uniti
Respinta la causa dell'amministrazione Trump contro Harvard
Il giudice di Boston Richard Stearns ritiene non dimostrata la violazione delle leggi federali sui diritti civili e definisce isolati gli episodi contestati all'ateneo.
Un giudice di Boston ha respinto la causa per antisemitismo che l'amministrazione Trump aveva intentato contro Harvard nel marzo scorso. Nella sentenza, Richard Stearns ha affermato che non è stata dimostrata in modo plausibile la violazione delle leggi federali sui diritti civili e ha definito gli episodi di antisemitismo isolati ed episodici.
La causa contestava all'università di avere chiuso un occhio di fronte all'antisemitismo e alla discriminazione contro ebrei e israeliani durante e dopo le proteste per la guerra a Gaza, e di avere permesso ai manifestanti anti-Israele di violare impunemente i regolamenti interni. Il riferimento normativo era il Titolo VI del Civil Rights Act del 1964, che vieta la discriminazione nei programmi che ricevono fondi federali.
L'ateneo aveva replicato dichiarando di condannare l'antisemitismo e di impegnarsi affinché gli studenti ebrei e israeliani, come tutti i membri della comunità, possano studiare e partecipare alla vita del campus senza subire molestie o esclusione.
Il giudice ha inoltre stabilito che il dipartimento di Giustizia non poteva avanzare una richiesta di risarcimento danni, perché la legge impone all'amministrazione di inviare preventivamente al college un avviso formale di violazione.
Una battaglia che dura da due anni
La causa era l'ultima di una serie, all'interno di una campagna di pressione più ampia per obbligare l'università a conformarsi a diverse richieste della Casa Bianca, non solo sulla gestione dell'antisemitismo ma anche sulle politiche razziali nelle ammissioni.
Dopo le proteste del 2024 l'amministrazione aveva inviato una lettera ad Harvard chiedendo riforme strutturali entro l'estate, fra cui l'abolizione dei programmi sulla diversità e modifiche ai criteri di ammissione. Al rifiuto del college era seguito, il 14 aprile dell'anno scorso, il congelamento di 2,2 miliardi di dollari in sovvenzioni federali pluriennali per la ricerca. Un mese dopo il dipartimento per la sicurezza nazionale aveva minacciato la revoca dei visti degli studenti internazionali, e lo scontro si era spostato nelle aule di tribunale.
Da allora sentenze e ricorsi si sono susseguiti. A settembre un giudice federale ha stabilito che il congelamento dei fondi era in gran parte illegittimo e ne ha ordinato il ripristino; l'amministrazione ha fatto ricorso e il caso è ancora aperto. Anche la disputa sugli studenti stranieri prosegue: nel giugno 2025 un giudice federale aveva dato ragione ad Harvard, e anche in quel caso il governo ha impugnato la decisione.
Commenti
Non ci sono ancora commenti. Puoi essere la prima voce.