Svizzera Difesa
La sfida dei droni: attaccare è più facile che difendersi
Dopo il drone carico di esplosivo trovato all'aeroporto di Lipsia, un esperto del Politecnico di Zurigo spiega perché intercettare questi apparecchi resta difficile e costoso.
Il ritrovamento di un drone carico di esplosivo all'aeroporto di Lipsia ha riportato il tema della difesa antidrone al centro dell'attenzione europea. Roland Siegwart, professore di sistemi autonomi al Politecnico federale di Zurigo e collaboratore di armasuisse, riassume il problema con una constatazione: «Effettuare attacchi con droni è molto più facile che difendersi dai droni, specialmente in ambiente civile».
Le ragioni sono tecniche prima che militari. Un drone di piccole dimensioni riflette pochissimo segnale radar e si confonde facilmente con altri oggetti nelle immagini delle telecamere. Riconoscerlo in tempo utile, distinguendolo da un uccello o da un velivolo leggero, è la parte più difficile dell'intera catena.
Segue il problema dei costi. I sistemi di difesa aerea sono stati progettati per abbattere aerei ed elicotteri, e impiegano munizioni che possono costare 500'000 franchi l'una. Usarle contro un apparecchio che ne costa qualche migliaio non ha senso economico: chi attacca può moltiplicare i tentativi, chi difende no. È lo squilibrio che rende la difesa antidrone un problema aperto anche per eserciti ben equipaggiati.
Sopra le città si aggiunge un terzo vincolo. Sparare verso l'alto in un'area abitata comporta rischi per le persone a terra, sia per i proiettili sia per i frammenti del drone abbattuto. La soluzione militare classica, cioè distruggere il bersaglio, in ambiente civile è spesso inapplicabile.
Le contromisure allo studio
La ricerca lavora su due fronti. Sul riconoscimento si combinano più sensori, radar, telecamere a infrarossi e telecamere ottiche, perché nessuno di questi funziona bene da solo in tutte le condizioni. Sull'intercettazione si studiano sistemi che catturano l'apparecchio con una rete e droni intercettori, cioè apparecchi che ne bloccano altri in volo. In entrambi i casi l'obiettivo è neutralizzare il bersaglio senza farlo esplodere sopra le teste di qualcuno.
Sulla posizione della Svizzera, Siegwart si dice piuttosto ottimista. Rispetto alle proprie dimensioni il Paese è ben collocato, grazie alla collaborazione tra armasuisse e gli istituti universitari e a un ecosistema civile di ricerca sui droni che comprende diverse start-up specializzate. È lo stesso tessuto tecnologico che alimenta le applicazioni civili, dalle ispezioni di infrastrutture al trasporto di campioni medici.
Il punto aperto resta la scala. Le tecnologie descritte funzionano su un perimetro definito, come un aeroporto o un sito sensibile, mentre la protezione di un territorio ampio richiede un numero di sensori e di operatori che nessun Paese europeo ha oggi in dotazione. L'episodio di Lipsia riguarda un singolo apparecchio individuato a terra: la domanda che pone è che cosa succederebbe con dieci in volo contemporaneamente.
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