Economia Import di carne
Divieto di importazione dal Brasile, il pollo è il più colpito
Da inizio settembre la Svizzera ha vietato l'importazione di carne dal Brasile, allineandosi alla decisione dell'Unione Europea sugli antibiotici negli allevamenti. A pagarne le conseguenze è soprattutto il pollame, che nella Svizzera italiana pesa per una tonnellata alla settimana.
Da quasi un mese la Svizzera non importa più carne e prodotti a base di carne dal Brasile. La misura è in vigore dal 3 settembre, decisa dall'Unione Europea e recepita subito dalla Svizzera. Il motivo riguarda l'uso di antibiotici negli allevamenti brasiliani, meno regolamentato rispetto agli standard europei.
A risentirne è soprattutto il pollame. Il 13% del pollo consumato in Svizzera proviene dal Brasile e, solo nella Svizzera italiana, il consumo settimanale di pollo brasiliano è di circa una tonnellata. Il manzo brasiliano invece non arriva più sulle tavole ticinesi da 7 o 8 anni: gli importatori si riforniscono già da Svizzera, Ticino, Argentina, Uruguay e Cile.
Scorte sufficienti, ma prezzi in salita
Il divieto era atteso da giugno e gli importatori, in Svizzera come nel resto d'Europa, hanno costituito scorte superiori al solito. Il pollame brasiliano viaggia congelato e impiega 5 o 6 settimane dalla macellazione all'arrivo, quindi al momento la disponibilità non desta preoccupazioni. Un aumento dei prezzi è comunque atteso, anche se per un prodotto surgelato gli effetti sul mercato emergeranno con ritardo, secondo l'Unione professionale carne svizzera.
Per il consumatore finale l'impatto resta contenuto, perché la carne brasiliana è destinata soprattutto a cantine e mense di grandi dimensioni, dove il prezzo pesa più che altrove. Un importatore come la Terrani SA segnala che, su circa 200 referenze di pollo a catalogo, solo 2 o 3 provengono dal Brasile.
Resta il nodo della capacità produttiva svizzera. La domanda di pollo cresce da anni più in fretta dell'offerta interna, e nel 2025 il consumo è aumentato del 5% rispetto al 2024. Il Brasile ha fatto sapere che intende adeguarsi agli standard europei per riaprire l'export, forse già a novembre: se ciò non accadesse, verrebbe meno un fornitore che oggi copre una quota tutt'altro che marginale del mercato, in un settore dove l'allevamento svizzero fatica già a tenere il passo con i consumi.
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