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Disagio dei giovani: smartphone e social non bastano a spiegarlo

Al seminario per professionisti tenutosi a Mendrisio è emerso che smartphone e social non spiegano da soli il disagio adolescenziale. Dietro la fatica di crescere ci sono anche un futuro incerto e relazioni fragili.

di Brenno 4 ottobre 2026 3 min di lettura
Mendrisio
Mendrisio Immagine d'archivio Uwelino — CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons

Attribuire il disagio degli adolescenti soltanto a smartphone e social è una spiegazione semplice, ma insufficiente. Ne ha parlato il seminario per professionisti tenutosi venerdì nel teatro dell'Ospedale psichiatrico cantonale di Mendrisio, in Ticino. L'accento è caduto sul futuro, sempre più incerto, e sulla fragilità delle relazioni.

Giulio Bertamini, psicologo e ricercatore dell'Università di Trento, indica come nodo il posto che gli adolescenti occupano nella società. Per Bertamini, i ragazzi non trovano spazi su cui esercitare un potere, e finiscono per definirsi in base a ciò che hanno intorno.

A cambiare è soprattutto la percezione del domani. In passato il progresso alimentava attese di benessere e miglioramento. Oggi il futuro appare segnato dal riscaldamento del pianeta e dal ritorno delle guerre. Bertamini lo descrive come qualcosa che si chiude e si restringe.

La moltiplicazione delle possibilità non basta a compensare questa incertezza: molte hanno poca profondità e scarso significato, anche affettivo. L'adolescente può così sentire di avere più da perdere che da guadagnare.

Il dialogo con gli adulti

Michele Mattia, psichiatra e psicoterapeuta, afferma: «La società si è disgregata, non ha più punti di riferimento sicuri». In un'età in cui lo sviluppo neurocognitivo è ancora in corso, la mancanza di riferimenti può contribuire al disorientamento. Il disagio può manifestarsi con disturbi del comportamento alimentare oppure con il ritiro dalle relazioni.

Mattia descrive adolescenti che smettono di cercare contatto e aspettano che siano gli adulti ad avvicinarsi. Anche gli adulti, però, faticano: secondo Mattia temono di entrare in relazione, perché stanno perdendo la capacità relazionale. Così la chiusura dei ragazzi rischia di incontrare l'esitazione di chi potrebbe raggiungerli.

Bertamini suggerisce di rivedere il modo di rivolgersi agli adolescenti. Va abbandonato il giudizio, insieme all'idea di avere una verità da dare invece che da costruire insieme. Ascoltare significa lasciare spazio alla loro esperienza, senza presumere di possedere già tutte le risposte.

Lo smartphone, riconosce Bertamini, sta aprendo nuove aree di disagio. Resta però da capire come l'uso dei dispositivi si intrecci con le difficoltà della crescita. Chi si sente bloccato può cercare rifugio nello scorrimento infinito dei contenuti o nell'uso eccessivo del telefono. Mattia invita a non demonizzare i social, pur segnalando i rischi di un uso inappropriato.

Una madre racconta al Quotidiano della RSI che, nell'uso quotidiano dello smartphone da parte dei figli, nota soprattutto apatia e distrazione. Se si fa loro una domanda mentre usano il telefono, rispondono a monosillabi oppure non rispondono.

La preoccupano i contenuti violenti e pornografici, come pure il confronto continuo con modelli che ritiene poco adatti ai ragazzi. Cita alcuni messaggi veicolati dalla musica trap e rap: secondo lei, i figli tendono a prendere per vero ciò che ascoltano. «Le nostre preoccupazioni sono normali, sono concrete», sottolinea la madre.

Quando uno dei figli frequentava la prima media, una docente ha scoperto una chat di classe in cui i ragazzi si scambiavano insulti. La scuola ha invitato le famiglie a monitorare la situazione e a parlarne con i figli. In casa sono stati introdotti limiti di tempo e blocchi all'uso dello smartphone. I figli sanno che i genitori controllano il telefono: nelle intenzioni della famiglia, è un modo per individuare eventuali problemi e affrontarli insieme.

Resta aperta la domanda su quali spazi la società offra oggi ai ragazzi per sentirsi protagonisti, e su quali adulti siano in grado di entrare in relazione con loro.

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