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Svizzera Energia nucleare

Depositate oltre 131’800 firme contro le nuove centrali nucleari

La coalizione «No alle nuove centrali nucleari» ha consegnato alla Cancelleria federale oltre 131’800 firme contro la costruzione di nuovi impianti. Tra le ragioni citate ci sono i costi elevati e le scorie radioattive.

di Brenno 7 ottobre 2026 2 min di lettura

Martedì la coalizione «No alle nuove centrali nucleari» ha depositato alla Cancelleria federale oltre 131’800 firme contro la costruzione di nuovi impianti nucleari.

Alla coalizione aderiscono esponenti del Partito socialista, dei Verdi e dei Verdi liberali, una parte del Centro e varie organizzazioni della società civile. Questi soggetti denunciano costi miliardari e rischi per la sicurezza. Segnalano anche una nuova dipendenza dalle importazioni di uranio.

La coalizione accusa il Governo e il Parlamento di ignorare la volontà popolare. Gli elettori, ricorda la coalizione, hanno già votato per le energie rinnovabili: nel 2017 con la Strategia energetica, nel 2023 con la Legge sulla protezione del clima e nel 2024 con la Legge sull’energia elettrica.

Costi e scorie

Una nuova centrale atomica costerebbe fino a 43 miliardi. Questi oneri potrebbero far salire le imposte e il prezzo dell’elettricità.

Tra gli argomenti compaiono anche i disastri di Chernobyl e Fukushima. In un Paese densamente popolato come la Svizzera, catastrofi simili avrebbero conseguenze drammatiche.

Le scorie radioattive dovrebbero essere custodite per oltre un milione di anni. Al mondo, però, non esisterebbe alcuna soluzione collaudata per il loro stoccaggio.

Il deposito sotterraneo in progettazione in Svizzera non avrebbe spazio per altre scorie di una nuova centrale, sostengono i promotori.

La presidente dei Verdi, Lisa Mazzone, definisce il ritorno alle centrali nucleari un «sabotaggio della transizione energetica».

La vicepresidente del Partito socialista, Jacqueline Badran, definisce le centrali atomiche una «tecnologia ad alto rischio». Secondo lei, la tecnologia lascerà in eredità un «patrimonio tossico per le generazioni future».

Restano aperte alcune domande: chi sosterrebbe i costi di un nuovo impianto, e quanto peserebbero sui redditi più modesti?

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