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Crans-Montana, respinta la richiesta dell'Italia di essere parte lesa

Il Ministero pubblico vallesano ha deciso il 23 luglio che lo Stato italiano non può costituirsi parte civile nell'inchiesta sull'incendio. Nel rogo sono morte 41 persone, fra cui sei minorenni italiani.

di Redazione 7 agosto 2026 2 min di lettura

Il Ministero pubblico di Sion ha respinto la richiesta della Repubblica italiana di costituirsi parte civile nell'inchiesta sull'incendio di Crans-Montana. La decisione porta la data del 23 luglio.

Lo Stato italiano era rappresentato dall'avvocato ginevrino Romain Jordan. La richiesta puntava al riconoscimento dello statuto di parte lesa nel procedimento aperto in Vallese.

Nel rogo dello stabile Constellation sono morte 41 persone, fra cui sei minorenni italiani. I feriti sono stati 115, di cui quattordici italiani.

Il ragionamento dei magistrati

I magistrati vallesani hanno spiegato che né la cittadinanza italiana di diverse vittime né i costi sostenuti dalla Repubblica italiana per assistere i propri cittadini bastano a conferire lo statuto di parte lesa.

Il criterio indicato è più stretto. Perché uno Stato sia riconosciuto come danneggiato, deve essere toccato direttamente nei propri diritti personali, come lo sarebbe un privato. Non basta che siano colpiti i suoi interessi pubblici.

Secondo questa lettura, lo statuto di parte lesa spetta alle vittime dirette, cioè alle persone che si trovavano nell'edificio. Non deriva invece dalla nazionalità delle vittime.

L'inchiesta prosegue per incendio colposo, omicidio colposo e lesioni gravi colpose. Sono i reati per cui i magistrati stanno accertando eventuali responsabilità.

Lo statuto di parte lesa non è una formalità. Permette di accedere agli atti del procedimento, di chiedere l'assunzione di prove e di far valere pretese civili davanti al giudice penale.

Fra le vittime e i feriti si contano venti persone di nazionalità italiana: i sei minorenni morti nel rogo e i quattordici feriti. È su questo nesso che si fondava la richiesta respinta.

La decisione riguarda il ruolo processuale di uno Stato, non il merito dell'inchiesta. Le persone colpite e i loro familiari possono costituirsi parte civile a titolo individuale.

Non è stato reso noto se la Repubblica italiana intenda impugnare la decisione. Il Ministero pubblico non ha indicato tempi per la chiusura dell'istruttoria.

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