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Svizzera Penuria idrica

Perché 151 comuni razionano l'acqua in un Paese che ne ha

Nessuno tiene un registro nazionale delle restrizioni. Un'inchiesta ha analizzato i siti di 2110 comuni e ha trovato tre motivi diversi dietro divieti che sembrano identici.

di Brenno 6 agosto 2026 3 min di lettura

Il 22 giugno gli abitanti di cinque villaggi del Canton Friburgo hanno ricevuto la stessa istruzione: ridurre il consumo d'acqua. I divieti riguardavano il riempimento delle piscine, l'irrigazione dei giardini e il lavaggio di veicoli e terrazze.

Alla fine di luglio la situazione era peggiorata in tutto il Paese. Più di 194 fra villaggi e città avevano chiesto agli abitanti di risparmiare acqua. Almeno 151 comuni, secondo un conteggio del 24 luglio, avevano introdotto divieti veri e propri, con multe che in alcuni casi arrivano a 2000 franchi.

Le restrizioni variano molto. A Coldrerio, in Ticino, le case con numero pari possono annaffiare le aiuole il lunedì, il mercoledì e il venerdì, quelle dispari negli altri giorni. Alcuni comuni permettono di innaffiare a mano ma vietano il tubo, con multe fino a 1000 franchi. Comuni con le stesse condizioni meteorologiche non impongono nulla e si limitano a chiedere di evitare gli sprechi.

Nessuno tiene la contabilità di queste misure. I cantoni gestiscono la distribuzione dell'acqua, ma sono i comuni a stabilire le proprie regole, e pochi cantoni sanno quali abbiano deciso qualcosa.

Friburgo è un'eccezione: impone la notifica e pubblica i dati su una mappa. Quest'estate il 40% dei comuni del cantone ha emesso raccomandazioni o restrizioni. «Non conosciamo le ragioni precise dietro questi appelli», ha detto Julie Boillat, idrogeologa dell'ufficio cantonale dell'ambiente. La Francia dispone invece di VigiEau, un registro nazionale aggiornato in tempo reale.

Per ricostruire il quadro svizzero è stato necessario analizzare a mano i siti di 2110 comuni, verificando un annuncio alla volta.

Tre cause dietro divieti identici

La prima è la penuria effettiva. Durante la siccità le sorgenti che dipendono da bacini locali si esauriscono in fretta, e la portata può calare nel giro di giorni. A Rossinière, villaggio alpino vodese, il divieto di irrigazione è arrivato dopo il prosciugamento delle sorgenti, con l'avvertenza che brevi temporali non basterebbero a riempirle.

La seconda è economica. Pfungen, a venti chilometri da Zurigo, si rifornisce in parte da sorgenti proprie e in parte comprando acqua potabile da Winterthur, con contratti a volume fisso. Superare il quantitativo pattuito moltiplica per cinque il prezzo. Poiché le tariffe al consumo sono fissate in anticipo, il comune non può ribaltare la differenza sugli abitanti e se la ritrova a bilancio. Prima di arrivare al limite ha chiesto alla popolazione di smettere di irrigare i prati, di non lavare l'auto e di fare docce più brevi. L'iniziativa ha funzionato e il tetto non è stato superato.

Secondo le stime della Società svizzera dell'industria del gas e delle acque, circa il 90% dei servizi idrici può comprare acqua dai comuni vicini attraverso interconnessioni costruite nel corso dei decenni. Il sistema è flessibile, ma due villaggi con lo stesso clima e la stessa falda possono comportarsi in modo diverso a seconda dei contratti e delle condotte disponibili.

La terza causa è infrastrutturale. Nelle sere calde, quando tutti fanno la doccia e annaffiano nello stesso momento, una rete dimensionata sulla domanda normale può semplicemente svuotarsi.

La Confederazione valuta la situazione e raccomanda restrizioni, ma può emanare ordinanze solo in caso di penuria grave, cioè quando i cantoni non riescono a garantire almeno quattro litri di acqua potabile al giorno per persona.

Uno strumento resta inutilizzato. I servizi pubblici potrebbero aumentare le tariffe nei periodi di scarsità, se il meccanismo è previsto in anticipo nei regolamenti. Diverse città francesi lo fanno, fra cui Tolosa. In Svizzera nessuna azienda lo applica, anche perché l'acqua costa 2,30 franchi ogni mille litri e servirebbero rincari molto forti per modificare i comportamenti.

Il Parlamento ha commissionato una strategia idrica nazionale, attesa entro la fine del 2027. Le indicazioni dell'Ufficio federale dell'ambiente lasciano però intendere una portata limitata, perché le competenze cantonali e comunali resteranno invariate.

Il contesto aiuta a capire l'urgenza. Fra aprile e giugno 2026 le precipitazioni hanno raggiunto solo il 56% della media climatologica del periodo 1991-2020, secondo MeteoSvizzera. È il valore più basso dal 1901, alla pari con il 1976.

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